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Woody Allen, e i Salutame-a-Soreta.

“Despite signs of wavering support in Hollywood, Ms. Aronson was still defiantly confident that Mr. Allen could make any movie he wants.”
(Bene: l’avrebbe detto la sorella, lo riporta un articolo sul New York Times, e adesso lo sappiamo. Woody Allen può ancora fare, e produrre, tutti i film che gli aggrada, e ne siamo contente). A Hollywood, come altrove, c’è chi sta con lui, e chi no. Come è giusto.
Dopo di che, umanamente mi dispiace, per quel che gli sta accadendo.
Battute e passaggi di alcuni suoi film li so (ma non solo io: è una cosa generazionale) letteralmente a memoria. Da uomo intelligent(issimo)e quale è, saprà, probabilmente, trarre qualcosa di artisticamente rilevante anche da questa sua (dis)avventura. Non solo: un altro segnale della sua intelligenza, sta proprio nel fatto che mai si sottrae al pubblico confronto (pensiamo, anche qui, all’Italia: alle difese d’ufficio, ai ridicoli alabardieri e alabardiere, sempre fatto salvo il “non-si-capisce-neanche-cosa-tu-stia-difendendo”).
Le rivoluzioni (e quella femminista lo è: anche se in Italia stiamo sempre a “salutame a soreta”) prevedono passaggi che ci coinvolgono tutti e tutte, in prima persona. Sta al nostro senso di responsabilità, il modo in cui le affrontiamo.

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