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Vizi e sollazzo

Hanno trovato metodi per liberarsi da (quasi) tutte le compulsioni, e vizi, e dipendenze. Solo per chi è attratto dalla “cosa pubblica”, dalla “passione politica” (funesta, in questi giorni!) non c’è rimedio. Stai lì, e tutte le mattine dici a te stesso: “Ah, ma da domani me ne frego. Ah, ma da domani faccio altro. Che se ne occupino un po’ anche gli altri. Rubano? Pazienza. E’ ignorata qualsiasi forma di giustizia? Il forte sottomette il debole tramite il denaro, il ricatto? Non c’è giustizia? Non posso farci niente. Chi l’ha detto che esista in natura, una qualche forma di giustizia sociale? Non è detto. Sono fasi della storia. Ci sono questioni che vanno di moda. Oggi, importa a pochi”.
E invece, arrivati a ora di pranzo, di nuovo, come ieri, e come l’altro ieri: “Quanto è stato stanziato nel bilancio di questa Giunta? Dove sono finiti i soldi per chi non ha? (oppure: “Aspettiamo di vedere come verranno spesi i soldi per chi non ha a sufficienza”). Dove, gli sfrattati? E quello(a) lì, ma chi si crede di essere, con chi si crede di avere a che fare? Deve esistere qualche forma di ripartizione del sociale. DEVE. Non si può vivere, ognuno rintanato nella sua casella FB. E’ disumano. Gli esseri umani sono fatti per comunicare, per riunirsi, per partecipare…”. E giù a scrivere, a compilare!
Anche nei libri che hai scritto, c’è sempre presente, ossessivo, questo elemento della giustizia. (“Compulsivo!”, direbbe qualcuno). Giustizia umana, sociale. La presa di consapevolezza. Politica, sessuale, economica, comunque materiale.
Quando, qualche tempo prima, un editore ti ha detto: “Il libro te lo faccio. Ma a te la letteratura non ti interessa. Ti interessa la politica”, hai pensato che i vizi, se non curati, portano alla rovina. E che a te, il tuo vizio, potrebbe – senza che te ne accorgessi – averti rovinato. “Ma non è vero!”, hai pensato. “La letteratura, il cinema, mi hanno sempre offerto una sponda. E mi hanno sempre salvato dalla politica”. E così sia!

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