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Una telefonata

“Pronto, ciao. Ti volevo dire di venire a riprenderti tua figlia. Ha dato un calcio a Cinzia che mi stava aiutando a pulire, e ha sputato alla mia amica Chicca. Dici che sono io che la innervosisco? Be’, se è così allora, perché me la dai? Io sto bene anche nel mio. Ah, si! Non sono mica come mia madre io, che si ammalava se non vi portavo a trovarla. Sta smontando il televisore, e no, non posso impedirglielo. Non so come fare ad impedirglielo. È una bambina forte. È robusta. Ha preso dallo zio del padre. Come, chi è il padre? Il tuo compagno. Lo zio è quell’uomo che al matrimonio di tua sorella ha dato una paccata sul culo alla cameriera del ristorante. Non si dice paccata, si dice pacca? Be’, grazie figlia mia, di stare sempre lì a correggermi. Però invece di guardare a queste fesserie dovresti guardare invece alla storia della paccata. Si, la pacca. C’entra invece, c’entra. Ti ho chiamato apposta per parlartene. Secondo me, la bambina è così agitata per l’ambiente in cui la tieni. Dovresti lasciare il tuo compagno. Sposarti? Con quello? Ma tu sei matta. Questa mania che avete tutte di sposarvi. Ma si, vi sposate. Poi ridete se un becero cretino dà una mano sul culo alla cameriera del ristorante. È chiaro che la bambina si innervosisce e diventa aggressiva a vivere con gente così. Ah, sono io moralista? Ah, è colpa del ’68? Ma cosa stai dicendo, cretina? Ma perché proprio a me è toccata una figlia così cretina?»

«Ma cosa c’è da ridere, scema, se una specie di texano che peraltro è sempre vissuto ai castelli romani prende e dà una pacca sul culo alla cameriera? Era un gesto confidenziale? I tempi sono cambiati? Può anche essere che a lei piacesse? Mah. Guarda. La cosa che più mi avvilisce in questi giudizi è che non capisco quanto ci sia di bigotto, e quanto di debole. Rispondi a una domanda, allora: dici così perché hai paura di restare sola? Tu, si tu. Hai paura che poi gli uomini ti considerino poco spiritosa? Rispondimi. Valentina, lascia stare il televisore! Vieni a dare un bacio alla nonna. Certo che quando eravamo giovani noi ci si dava le pacche. A essere sincera si faceva anche molto di più. Oh, sì. Non stare lì a menarmela sul fatto che voi siete responsabili. La cosa che sto cercando di dirti è un’altra. Quella donna è lì per lavorare! Ci sono tanti modi di provare piacere, dici? Lei magari ne è gratificata? Non credo. Non credo, perché lei quel lavoro non se lo è scelto. Valentina, hai rotto il ciuccio? Bene. Adesso te lo tieni rotto. Anzi, dammelo. Stai senza, ecco brava. Siediti qui, di fianco alla nonna. Si, ti ascolto. Io non conosco le dinamiche di coppia dei giovani? Certo. Siete molto più liberi. Ma di quando? Ma cosa me ne importa? Ma non mi raccontare le tue cose intime. Non le voglio sapere. Quella roba lì, si fa, non se ne parla. Ah, voi parlate di più? Ma cosa me ne frega di come prova a mettertelo il tuo compagno? Ma cosa c’entra il moralismo? Io sto solo dicendo che se tu stai lavorando e arriva uno che neanche conosci e ti mette la mano sul culo, ci sarà sempre di mezzo una mancanza di libertà. Valentina, amore, vuoi venire in braccio alla nonna? Roberta, non so cosa dirti, fai come vuoi. Non mi piace il tuo futuro marito, è vero. È uno sbruffone. Non mi piacciono i salamelecchi che gli fai. Non mi piace quando fai finta di ridere per compiacerlo. Spero che Valentina non diventi come te, si. No. Non sei solo orrenda, sei anche terribilmente aggressiva. Vuoi a tutti i costi piacere, questo è il problema».

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