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Una lettera di Franco Fortini



(Pubblico questa lettera, che Franco Fortini mi scrisse nel 1985, perché due giorni fa l’ho regalata alla ragazza VG che, spero, la userà sapientemente nella sua tesi. Il libro di cui lo scrittore parla è Virtù, una mia raccolta poetica, uscita con l’introduzione di Cesare Viviani, per Franco Cesati Editore nello stesso anno. Ne dovrei avere anche un’altra, di lettera, che, negli spostamenti e nei traslochi, per adesso, è andata persa. In quella, l’autore si esprimeva sulla sua ‘poetica’.)

Cara Scarparo, grazie, lette d’un fiato, 
benissimo. Tutto a posto (meno i giochi
 di rima, di un decorativo insidioso da epigramma.)
Da buon maschietto, non reggo troppo bene 
l’oltranza corporea che, per Viviani, è, del suo testo, 
il meglio. Sì, è il meglio, intelligenza e 
sprezzo, odio e fisica, e lei ne fa delle 
figure. Tutte al presente, nella beatitu=
dine scatenata del presente. Si che è 
difficile prevederle un futuro di poesia. 
Ma inutile “resistervi”. Resisto perché faccio parte dei
‘saccentoni finti alati’, non voglio tra=
vestirmi. E così inghiotto saliva, fingo di non
guardare le cosce. Bene, la mia ‘poetica’ 
(credo si dica così) ha poco a che fare con
quella che Viviani espone e lei sembra 
mettere in opera: questo non mi impe=
disce di salutare profondamente il 
suo linguaggio, le sue evidenze, figlia del
secolo! Buona fortuna. Suo Franco Fortini

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