C34luS1XAAAsowl

Stipulare polizze nel 1982: tutto quello che Don De Lillo aveva già previsto.

Nel 1982, (millenovecentottantadue) Don De Lillo scrive un romanzo che è una prefigurazione.
Lo sfondo: immigrazione, conflitti interetnici, razzismo; sviluppo dell’automazione e crisi del settore automobilistico; disoccupazione e modifica dei soggetti sociali; pregiudizi religiosi; sono alcuni degli elementi che caratterizzano il mondo, tenendolo in uno stato di profonda instabilità.
La storia si svolge fra gli Stati Uniti, l’Egitto, Istanbul, la Grecia, la Siria, l’Iran. Un gruppo di persone che lavora nel campo assicurativo (stipula polizze, di solito ad alto rischio!), convive con un altro gruppo, che si occupa di archeologia (Palmyra è una delle città dove qualcuno di loro ha lavorato). Esiste un protagonista, certo: si chiama James Axton, e fa l’assicuratore. E la storia è narrata in prima persona. Ma è come se l’uomo servisse solo a fare da tramite fra i gruppi. Una sorta di occasione per portarci, dagli Stati Uniti in Grecia, ad Atene, e da lì in giro per il Medio Oriente, e poi ancora, al paesino della Grecia dove vive la sua ex moglie, con il figlio.
Un omicidio rituale (ma è davvero un omicidio rituale, o c’è dietro qualcosa di politico?), a Mikro Kamini, il posto dove vive la ex moglie, costringe tutti a fermarsi a riflettere, a un tentativo di comprensione della realtà.

“Vedemmo un 747 sollevarsi lento nella foschia d’argento, l’onda sonora ci raggiunse appena prima che l’aereo si inclinasse in virata sul golfo. Anand lo guardò scomparire. Poi tornammo all’auto e ci dirigemmo verso Atene.
‘Stavano mangiando’, disse Tap.
‘Chi stava mangiando?’
‘Gli arabi dell’aeroporto, mentre noi aspettavamo il decollo. Avevano delle cose da mangiare’
‘E con ciò?’
‘E’ il Ramadan’
‘Sì, è vero’, dissi io.
‘Il sole non era ancora calato’
‘Forse non sono musulmani’
‘Sembravano musulmani’
‘Cos’è un musulmano?’
‘Non è come me o te’
‘Il primo anno che insegnavo negli Stati Uniti’, disse Anand, ‘tutti volevano da me delle lezioni di meditazione. Un Indù. Volevano che insegnassi loro a respirare.’
‘Lei sapeva respirare?’
‘Non sapevo respirare. Ancora non so come si fa. Pensavano che
io potessi insegnarglielo'”

“Cosa”, viene da chiedersi, pensando a questo libro “più del romanzo, è in grado di capire la realtà? Sono, o no, le connessioni di chi immagina una storia – e mette al lavoro sentimenti, sensazioni, indagini razionali e inchieste sociali, studi del comportamento e osservazioni dell’animo umano – le più adatte a comprendere cosa sta succedendo?”.
Chi, più degli scrittori (quegli scrittori rari, è vero, metà scienziati, metà umanisti) comprende, riconosce, prefigura ciò che sta per accadere? Una storia avvincente, una capacità di comprensione del contemporaneo, davvero strepitosa, quella di De Lillo. Un’analisi, la sua, che, a distanza di 35 anni, non ha perso di validità.

“I lunghi taxi attraversavano Istanbul nell’oscurità, le Oldsmobile 88, le Buick Roadmaster, le Chrysler Limousine, le De Soto dalle marmitte scoppiate, tutti gli avanzi di fabbrica di Detroit di anni e anni addietro, una città di auto morte. Dal cielo tutte le città sembravano scuri addensamenti temporaleschi, trappole di calore e polvere. Rowser mi spedì al Cairo per un giorno a finire un aggiornamento per conto del socio locale, un uomo che era stato colpito da un infarto nella sala dello Sheraton. Cairo, l’aeroporto senza radar, Cairo, i greggi di pecore tinte di rosso che attraversavano le strade dei quartieri poveri, gli autobus scoperti con la gente appesa ai lati.
A Karachi c’era filo spinato, cocci di vetro cementati in cima ai muri, camion carichi di alberi avvolti con tela da imballaggio. I governi militari piantano sempre degli alberi per mostrare il loro lato gentile.”

E poi, come sempre nelle sue opere, l’artista. La leggenda dell’artista:

“Ce l’ho giù tutto in mente. Cosa farò quando questo crolla. Quando tutta la carriera va a farsi fottere. So esattamente cosa farò per il resto della mia vita. L’ho pianificato sin dall’inizio perché l’ho sempre saputo. L’ho saputo fin dall’inizio, l’ho pianificato fin dall’inizio. Non appena si calmeranno le acque dell’ultimo fallimento, non appena la smetteranno di parlare di me nei toni riservati agli esordienti un tempo promettenti che hanno esagerato, si sono bruciati, hanno fatto male i loro calcoli, non hanno mantenuto le promesse, hanno perso la loro buona stella. Quel tono di tiepido rimpianto, capisci? Quel tono saputello che vuol dire che quei successi d’esordio erano stati, ovviamente, dei casi. E quando questo accadrà, so dove andrò, cosa farò.”

I nomi, Don De Lillo, 1982, Tullio Pironti Editore (tr. di Amalia Pistilli)

(nella foto, Mark Twain ritratto da un amico)

  •  
  •  
  •