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Elle

Una Marnie (meraviglioso personaggio femminile di un film di Hitchcock, si porta appresso un evento traumatico dall’infanzia) che crescendo diventa una Signora della porta accanto (meraviglioso film di Truffaut, il cui titolo vale ormai come abstract per qualsiasi vicenda sentimentale fra vicini). Questa è Elle, una straordinaria Huppert, nel nuovo film di Verhoeven. Elle è una donna intelligente e spregiudicata (di lavoro, è editrice di videogiochi violenti, e tiene a bada con grazia e determinazione i redattori, autori di scherzi pesanti) che un giorno subisce violenza. Lungi dal farne un dramma, la donna cerca di capire chi è l’uomo che l’ha violentata, e quando lo scopre lo usa. Da una che frega il fidanzato all’amica, e fa venire un ictus alla madre per le cattiverie che le dice il giorno di Natale, è il minimo che ci si possa aspettare. Ennesimo film che pone la domanda: quanto allumeuse è (sempre, un po’) la donna che subisce violenza? Si capisce che il regista abbia una vera e propria venerazione per Truffaut e Hitchcock, che però sono più sentimentali. Il primo, anche più buono.

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