Se proprio dobbiamo, relazioniamoci sulla bellezza


E’ un po’ anche una noia tutto questo discutere di bellezza. Libero attacca la Guzzanti dicendo che si è rifatta. Da come parlano certe donne  pare che essere solo belle e giovani, senza parlare mai sia peggio di un delitto, o che la bellezza se la sia inventata quello squallido del Cavalier Berlusconi. 
Sinceramente, mi pare che se una molto bella abbia voglia di stare zitta anche per anni, si potrà magari diagnosticare un disturbo mentale, ma penso proprio che siano fatti suoi.  
Così come penso che si possa diagnosticare una sorta di disturbo mentale all’uomo che ogni quinqennio cambi donna scegliendola via via sempre più giovane, ma anche alla signora avanti negli anni che pretenda rispetto e ammirazione, anche se antipatica, noiosa, sgarbata e pesantissima. 
L’ho già detto, e lo dirò con più precisione. Se le origini di qualsiasi fenomeno sono di tipo sociale, politico, economico, allora di quello occupiamoci. Penso che la crisi assieme alla fatica dell’esistenza porti con sé molte possibilità di riflessione anche su questi punti. Andando in giro mi rendo di quante buone biblioteche ci siano in ogni parte d’Italia. E’ incomprensibile quindi, come mai tante donne e uomini siano così disinteressate alla lettura, alla riflessione, alla conoscenza. E così tanto attratte dal miglioramento del loro aspetto fisico. Ridendo ogni volta che entro in un paese che non ho mai visto, mi viene da osservare che se non c’è una libreria c’è sempre però un negozio per abbellirti le unghie.  Ma se vale questo per il singolo cittadino/a, vale anche per il quotidiano (tipo La Repubblica, o Il corriere della sera) che da una parte fa due palle così, sul pezzo della studiosa che invita gli uomini a fissarsi su quel che dice una donna bella quando parla, e non sul suo seno, e dall’altra contiene pubblicità, oppure pezzi alla Citati, o alla Battista nel senso di Pierluigi che forse senza accorgersene, il che è peggio, contrastano in modo evidente con ciò che è detto negli articoli succitati.  Pippardoni inverosimili sulla bellezza o sull’arte slegati da qualsiasi altro contesto, o considerazione, e cara grazia se ti mettono una data, o un qualsiasi riferimento storico-sociale che non sia roba da Bignami.  Penso che rifarsi sia una solenne stronzata per chi parla di ecologia e robe simili. Perché inserirsi in corpo roba potenzialmente dannosa, se poi il risultato è peggio di prima? Penso che la schizofrenia di chi si occupa di comunicazione anche, non sia una buona cosa. Penso che non ci si possa oppore alla bellezza solo perché la tua non bellissima figlia in certi momenti dell’adolescenza ti dà qualche pensiero. Penso che la cosa sia un tantino più complessa.  Così come penso che il mercato sia riuscito a fare oggetto di compravendita come già a suo tempo fece con la ribellione anche di questo. Non si possono contare i libri sulla bellezza (non su come ottenerla, ma sul peso che è, che è stato, che sarà) usciti di recente. Quanti di loro sono da leggere? In quanti di loro ci sono elementi che davvero valga la pena di conoscere? Chi se ne frega se la tale ha avuto l’anoressia, o la tal’altra la bulimia? Davvero di più che il sapere se il Presidente della Repubblica soffra di tabagismo, o suo fratello di tossicomania? Penso anche che la vecchiaia forse non sia un’ottima cosa. Ma anche, che sia l’epoca in cui  più che in tutte le altre epoche della tua vita, ammesso che ti sia mai interessato di sapere, ti sia possibile conoscere e giocare con quel che hai imparato. Penso che essere noiose, rancorose, arrabbiate, da giovani come da vecchie non sia una buona cosa, e che una buona vita sia quella che cerca di superare la rabbia e il rancore a dispetto anche del peggio padrone. Penso che spesso queste caratteristiche abbiano una origine politica, sociale. E però ho conosciuto operaie che sono in cassa integrazione, o che si occupavano di sindacato che erano/sono simpatiche e belle, anche se lavorano/avano in quell’istituzione totale che è la Fiat.  Penso che mi interessi di più capire in che rapporto si ponga una bella con la sua bellezza. Piuttosto che giudicarla a partire da quella. Penso che invece sulla coerenza si possa/debba richiedere di più che sulla bellezza. Alle donne come agli uomini. Non mi sono mai piaciute le ministre, o in generale le donne che si occupano di politica (soprattutto in settori in cui lo studio e la competenza hanno un ruolo chiave), che si siano occupate di spettacolo. Per il motivo semplice che le competenze si acquisiscono con il tempo, e non perché qualche tuo amico te le le inoculi tipo botulino. Penso d’altronde che non ci sia niente di male nel fare un mestiere legato allo spettacolo. E che essere un’attrice e una bella donna non significhi necessariamente essere una cretina. Anche se va detto che se fai un mestiere in cui il corpo ha un suo ruolo centrale, e tu passi sette ore al giorno su Hegel, magari finisci per fare solo un certo tipo di cinema. E vale il contrario.  Penso quindi, che insultare sempre la bellezza, o inseguire sempre la bellezza sia da una parte una dannazione. E da un’altra un modo di perdere tempo. Per esempio, che ruolo hanno le donne nella fabbrica come istituzione totale? Fuori dalla borghesia che posto c’è per le donne che non siano belle, in un paese come l’Italia che riduce la conoscenza a economia? Scusate, ma se il problema della bellezza, è fatto di relazioni, sono queste le risposte che vorrei avere.

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