sogni-corcos

Sarà elegante esporsi?

“Una lettera è meglio che niente?”
“E poi, davvero bisogna fare i nomi?”
“Chi l’ha detto che bisogna fare i nomi?”
“Ma sarà elegante esporsi?”
“Non è meglio se non rispondo al telefono, tanto chi se ne accorge se c’è, o no, la mia firma?”
“E se non firmo, non è che poi pensano che non sono abbastanza importante?”
Tutto un universo da cui si deduce quanto sia diventato difficile&complicato oggi, intervenire in Italia.
E non solo per ciò che riguarda le molestie, che sì, è vero sono un argomento complicato e “tale-per-cui-magari”  ti si chiudono le porte in faccia (ma magari, alla fine, si rivela un vantaggio: così almeno studi, fai battaglia-politica-dal-basso, sei giovane, che ne sai?) e non lavori.
Per tutto, qualsiasi argomento, è diventato difficile, intervenire, dire-parlare-esporsi.
Perché? Perché siamo davvero “il paese, in cui, poco conta quel che dici, sarà sempre quel che fai a correggere, alla fine, il tiro”?
Forse.
Perché il motto, “La coerenza? La virtù dei fessi!”, non solo sbandierato, ma praticato da secoli, in realtà non è mai morto?
Sicuro.
“Lo diceva Prezzolini!”
“E c’ha raggione Prezzolini. C’ho da pagà la casa col terazzo. Famme vede’ come se so schierati l’altri! Statte bona. Statte zitta”.
La storia del paese mai conosciuta, mai studiata, e che diventa un motivo per prendere a prestito quella degli altri, sì, ma solo per ciò che più ci fa comodo?
Pure.
Libertè, egalitè…” “Lassa perde’. Statte zitta. Stamo a parlà de Hollywood” “Ah, scusa…ma so’ umile! Riconoscimelo!”
Tutto fa brodo, se ci sono in scadenza le bollette. Niente in contrario. Mi va bene se diventa, questo, il motivo di rivendicazione: “Ho le bollette da pagare, sappiate che, da oggi in poi, vado dove mi porta il cuore…e non rispondo più di meeeeee!”.
Mi va benissimo.
Non mi va più bene, laddove si mettano le “mutande” – come il Braghettone ai nudi di Michelangelo. E mai nessuno che glielo dica:  “Nell’ipocrisia sta il puritanesimo, signora mia!” –  ad argomenti che non si conoscano, o, al contrario,  si-faccia-finta-di-non-praticare.
“Le molestie? Ma quando mai? Ne discetto da una pezza, sì. E con orgoglio”.
Tutta una retorica. Che palle!
E vale sia per la docente, che se il collega si va strusciando al mondo intero, si limita a telefonare alla moglie di lui, che è amica sua (“Tienitelo a casa, perché sta facendo casini!”), che per quello(a) che scopiazza il documento delle americane e pretende che in Italia si diventi tutte commilfò.
Siamo in Italia.
Il paese de: “Ero a cena con…”
“Mi ha chiamato la…”, che diventano sempre motivi-di-vanto, e mai-di-vergogna.
E pensiamo, così, alle Giovani Leve del Cinema, che mentre firmano da una parte, dall’altra si fanno beccare mentre vanno a cena con Il Regista Molesto.
E allora, che fare?
“Signorina, lei non conosce la gioia del potersi guardare allo specchio!”, le dici?
No, non è, e da un pezzo, abbastanza forte, come gioia, laddove quella potrà risponderti: “Io non conoscerò la Gioia della Coerenza, mia cara. Però ho sempre lavorato, con i miei tetatet. La coerenza la lascio a lei, e a chi non sa quanto è ipocrita il nostro paese. Si adegui”.
Tiè.
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