Psicopatologia della violenza quotidiana (manifestazione di ottobre 2011)

Non è che se ne debba parlare per forza, di sabato. Della bella e pacifica manifestazione che procedeva da Piazza Della Repubblica diretta a San Giovanni e che a un certo punto si è fermata. Era fatta di gente sorridente e solidale, di persone amiche senza conoscersi. Ed era bello. Si stava bene. Ma non è che se ne debba per forza parlare. Se ne parlo è perché ho pensato una cosa. Una cosa che riguarda la democrazia. Sabato c’erano quasi 500.000 persone che volevano manifestare contro una politica economica repressiva, che volevano parlare tra di loro, confrontarsi. Camminare per qualche chilometro tutti assieme. Pensando forse, ogni testa, almeno una volta “Non sono sola. Non sono da solo, a pensare che ci sia qualcosa di brutto nel modo in cui viviamo. Non è giusto che ci sia chi ha tanto, e chi non ha niente!” oppure, “Non è giusto che il debito del nostro paese sia pagato solo dai pensionati, e dai disoccupati!”. E altre cose così. Tipo, “Non è giusto che un attore da operetta continui a governare il nostro paese!”. Poi a un certo punto le macchine hanno cominciato a bruciare. Il fumo saliva lento, come diceva l’indimenticato – ma non lo so se sia un bene – Francesco Guccini in una canzone che riguarda i campi di concentramento. Una canzone di tanti anni fa. E’ buffo, ma le fiamme che salgono possono essere solo qualcosa di molto bello, o di molto brutto. Mai una via di mezzo. Solo camini, di gente che sta assieme, al caldo. O gente che brucia in una casa, e muore. Macchine che bruciano, o fuoco attorno a cui ci si raccoglie per parlare, per stare bene, assieme o da soli. Dalle macchine che bruciavano il decorso è stato breve, anche se le ore sono state tante. 500 persone hanno deciso per tutti e tutte. Senza consultare nessuno. Trattandoci tutti come dei senza cervello, gente stupida. E così senza quasi rendercene conto, noi che eravamo andate, andati in piazza per ribellarci a un modo di vita in cui sempre altri decidono per te, ci siamo trovati ancora una volta in una situazione in cui altri, altre, decidevano per noi. Ho peraltro notato una cosa. Le donne, le ragazze, forse perché più storicamente abituate a che gli altri decidano per loro, hanno preso con più equilibrio la cosa. Noto meno proclami drammatici. Meno strappamenti di vesti, qualche mia amica scherza anche di altro. Non lo fa perché sia superficiale, anzi. E’ giusto così. E’ successa si, una cosa grave, ma si riparte. Si dialoga, e si riparte. Ora, sulla violenza. Condanno fermamente il fatto che quei 500 abbiano bruciato le macchine. Ma penso che non sia giusto dare le loro foto, o indicazio su di loro, alle forze dell’ordine. Non è giusto comunicare con le forze dell’ordine come se non fosse successo niente. Per un motivo preciso. I meccanismi che si mettono in moto in quel caso, sono molto delicati. Chi riceve le foto deve essere in grado di considerare le cose dal giusto punto di vista. Per esempio. Le persone raffigurate nelle foto dovranno fare i conti con la legge. E’ giusto. Giustissimo. Ma le camionette di poliziotti che facevano i caroselli – rincorrevano le persone rischiando di metterle sotto – su Piazza San Giovanni, mi fa pensare che dentro, a guidarle non ci fossero persone così equilibrate. Quindi, a me piacerebbe vivere in un mondo in cui ci sono i buoni e i cattivi. Tutto diventa facile. Tu sei la buona. Poi ci sono i cattivi. Quando arrivano hai un’istituzione a cui gridi, “Aiuto! I cattivi!”, e quella arriva e acciuffa i cattivi come in un fumetto. Mi piacerebbe avere un’ istituzione che, con equilibrio e ponderatezza, acciuffa i cattivi come in un episodio di Topolinia, e tutti dopo siamo contenti. Ma la vita non è così. La politica non è così. Quindi, non mi sembra saggio mettere in mano a squiibrati – quelli che guidavano le camionette – le foto di persone che hanno agito male, e in modo poco democratico. Penso che le persone delle camionette pesterebbero oltre il dovuto, per esempio, le persone che hanno tirato le bombe carta. E’ già successo. E’ storia. E tutto si autoalimenterebbe in un meccanismo che ha della palingenesi. Se posso usare una parola grossa. Voglio usare un’altra parola grossa. La democrazia. Io credo che le scelte vadano prese in modo assembleare. In una famiglia, come in una fabbrica. Se ci sono persone, quelle persone saranno sempre in grado di decidere. Non fosse altro perché quelle persone nella maggior parte dei casi hanno dei figli. E i figli ti costringono a farci i conti, con la democrazia. Credo nella democrazia diffusa. Fa niente che il nostro Premier da Operetta ne faccia scempio contiunuamente. Io ci credo. La violenza va condannata. E’ giusto. Va condannata sempre. Però, dico una cosa. Se sabato, invece di essere 500, le persone che incendiavano le macchine fossero state 500.000 credo che noi, tutti noi avremmo potuto fare poco. La nostra vita sarebbe cambiata. Immaginiamo. Certo, quasi sicuramente in peggio. Ma certo poco avrebbero potuto tanti discorsi. Se condanno i 500 è perché non si sono dati minimamente la pena di capire cosa volessero, cosa chiedessero, perché fossero scese in piazza le altre 500.000 persone. Se le condanno è perché gli altri, per loro, non erano soggetti da consultare. Ma numeri. Non era un problema dei 500 perché noi fossimo lì. Il loro unico problema era fare ciò che desideravano. Esattamente come fa Berlusconi. Quindi, se condanno i 500, non è per una generica forma di violenza. Se il discorso è questo, che dovremmo dire delle migliaia di morti nel Corno d’Africa? Se condanno quelle persone è perché non si sono data la minima pena di capire chi c’era loro di fianco, e cosa desiderava fare. Esattamente come i poliziotti che andavano al massimo, pensando, forse, “Se metto sotto qualcuno, un politico che dirà che se la sono cercata, lo trovo!”. Questa non è democrazia.

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Un pensiero su “Psicopatologia della violenza quotidiana (manifestazione di ottobre 2011)

  1. Che meraviglia!! quleli di striscia ci stanno sicuramente leggendo in questo momento forza ragazze, non parliamoci addosso, che9 tanto siamo d’accordo, ma approfittiamone per far sapere loro cosa pensiamo della loro trasmissione demenzialePer quanto mi riguarda:1) di tv ne guardo pochissima, solo un tg, ne9 rai, ne9 mediaset2) se per caso mi capitava facendo zapping di incappare per qualche secondo nelle scemenze di striscia, passavo rapidamente oltre uso il passato perche9 adesso sono molto pif9 consapevole e il tasto n. 5 lo salto addirittura, vado dritta al mio tg, poi spengo e leggo un buon libro, o ascolto musica, o incontro gli amici, o scrivo agli amici, insomma la tv e8 un elettrodomestico sempre pif9 superfluo, di cui prima o poi credo che mi libererf2 definitivamente3) ho una mia teoria, tra l’altro non proprio campata in aria, ma desunta dalle letture che faccio invece di guardare la tv!! in tempi neanche troppo lunghi, il web occupere0 sempre pif9 la scena e la tv, questa tv, andre0 a farsi per sempre benedire del resto lo diceva anche un famoso filosofo, tutto passa, tutto si trasforma questi autori sono vecchi, anzi vecchissimi e appartengono ad una cultura (anzi sotto-cultura) che manifesta proprio attraverso la protervia che la caratterizza (mutuata del resto dal loro padrone ) la sua intrinseca debolezza, il suo essere al crepuscolo e8 un gigante sec, ma coi piedi d’argilla nonostante la voce grossa 4) quanto alle veline riporto il giudizio non mio, ma di mia figlia appena maggiorenne, la quale, dopo aver visto il documentario di Lorella, che le ho mostrato (neanche lei guarda la tv, preferisce il web) ha semplicemente commentato Io non lo farei mai!! (riferendosi alle sue coetanee sculettanti oche giulive) Non sono responsabili solo i maschi, ma anche loro che accettano di fare questa specie di lavoro. Ma che hanno in testa?! per inciso: mia figlia e8 bella, molto bella e, sempre per inciso, colloca all’estero il suo futuro professionale -5) insomma questo per dire che non siamo tutti uguali e che l’omologazione verso il basso, verso la sotto-cultura, verso l’ignoranza, nonostante abbia purtroppo gie0 colonizzato parecchi cervelli, attuando l’equazione spettatore=elettore (quanto pif9 becero tanto pif9 influenzabile!) non e8 completamente riuscita, anzi, negli ultimi tempi, a voler ben vedere, ci sono segnali di un’inversione di tendenza.. in fondo al tunnel risplende la luce, basta proiettarsi un poco pif9 avanti e aguzzare la vista!!!6) ed ora gli uomini, gli autori (cosiddetti), quleli che il corpo delle donne lo usano per riempirsi le tasche: come li vogliamo chiamare? autori? ne siamo proprio sicure? raccontavo qualche tempo fa la storia di questo documentario e del degrado materiale e morale che ritrae ad un amico inglese il suo lapidario commento: uomini?!! ma questi si vendono ogni giorno!! sono una signora, a voi immaginare la definizione7) in conclusione, io sono ottimista! e lo sono in quanto persona libera, che crede nel valore della cultura e non perde occasione per affermarlo, provo semmai una pena immensa per tutti coloro che, per campare, devono sottostare a un padrone e ai suoi ricatti.. noi siamo diverse, possiamo andare a testa alta, non dimentichiamocene mai e continuiamo ad alimentare le nostre azioni e visioni propositive!! (quest’ultimo punto non e8 ovviamente rivolto agli autori e alle veline a meno di un ravvedimento che farebbe tanto bene anche a loro s’intende!!)

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