Le zampette al posto dei piedi

“In conclusione però, in fatto di ricordi io di lei non mi fido. Al suo solito si dimentica, o fa finta, (che è ancora peggio), tutte le cose brutte, scadenti, sgualfe e sfortunate, che ci sono capitate quando io ero piccola. Quando mia madre parla, sembra di stare nelle pubblicità di quando era giovane lei, negli anni cinquanta. Quelle tutte in rosa, celeste e verdino. Sono piccole immagini di donne cerebrolese, vittime di un immaginario maschile scadente, roba buona neanche per la pornografia. Disgraziate coi reggiseni a punta, povere die con le ciabatte piene di piume, signorine sottomesse con in mano piumini con cui si cospargono il corpo di cipria, o che si mettono lo smalto su certi piedi minuscoli su cui non saranno mai davvero libere di camminare. “Quelle sono zampette, non piedi!”, le dico, quando me le fa vedere. Se dico che i suoi ricordi sono azzurri come la montatura dei suoi occhiali, non capisce. La guardo. “Ma non vedi che sono mignotte, quelle, mamma?” “Ma quali?” “Quelle spacciate per sinonimi di purezza, dolcezza, ingenuità e bontà!” Quando mi grida, “Lasciami in pace!”, la smetto. Ascolto le sue storie che danno sul lillà, come la catenella che regge gli occhiali, e sono costellate di gente fasulla. Lo zio Gianni a sentire lei è uno perbene che ci dà una mano, o che se la tiene sul cuore. “Ma Lucy, che t’inventi? Io non ho mai detto che lo zio Gianni si metteva una mano sul cuore. E poi, come fai a ricordarti, tu?”. Io mi chiamo Lucia, come lei. Il soprannome che porto mi è stato dato per non confondermi. Chiamare i figli come i genitori è una cosa che le famiglie cosiddette importanti in meridione, ancora fanno. Noi non siamo mai stati una famiglia importante, ma a mia madre piacciono. Adesso per darle una svegliatina, sono anni che ci provo, ogni tanto le grido: “Mamma! Ti ricordi quella volta che hai litigato con lo zio Gianni, e sei venuta fuori in cortile e, quasi piangevi!” “Ma non gridare!” “Quella volta che ti ha detto di non metterti in mezzo!” “Io non mi ricordo che mi abbia mai trattata così. Gianni, il marito della zia Iris, dici? Non è un cattivo uomo!” “No! E’ un grande!”, grido.” da Volevamo essere giganti, in uscita con Gaffi Editore, 2012

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Un pensiero su “Le zampette al posto dei piedi

  1. I’m so glad that my favorite snwieg magazine will now be in Russian! I used to live in Russia and I used to use German-language snwieg magazines there. A bit difficult when you don’t know German at all. I wanted to “pin” the picture, but “friend” is spelled wrong! Not cool. Can you correct it? Thanks! And thanks for a great mag, now in Russian, too! <3

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