Le elezioni del 2012



Le recenti elezioni in Sicilia, con la vittoria di Grillo, hanno dimostrato ancora una volta una cosa. 
In Italia possiamo scordarci la politica come buon governo, buona amministrazione.  
Il che, per chi ama le rivoluzioni, e i colpi di stato potrebbe anche essere un vantaggio. 
La politica come buona amministrazione invece possiamo scordarcela. Almeno finché chi va a votare continuerà a prestare orecchio agli imbonitori da TV. E possiamo scordarcela perché invece di amministratori preparati abbiamo gli imbonitori da fiera. 
Oggi, se vuoi essere eletto, devi dire che farai il controllore dei ladroni. Da una parte. E dall’altra devi dire, come i suddetti imbonitori, una frase. La frase è:  “Decidi tu!”. 
Non importa che questa frase sia, nei fatti sostanzialmente priva di senso. L’importante per essere eletti, è dirla. “Decidete voi!”. Il meccanismo su cui agisce questa affermazione è la gratificazione personale, un falso invito all’autodeterminazione. Una cosa che assomiglia un po’ a quella favola di Fedro in cui la volpe per fottersi il formaggio del corvo, gli dice che ha una bella voce. 
Chiunque abbia un minimo di esperienza in qualsiasi settore di cui la politica si occupa – o dovrebbe occuparsi – sa che il problema della casa, come quello della sanità, e così lo studio, la scuola, l’assistenza sociale, richiedano competenze, studio, lavoro. Che non si possa decidere come organizzare un piano sanitario regionale sulla base del parere personale dovrebbe essere una cosa di buon senso. 
Come si abita, come si studia, come debba essere organizzato l’assistenza sociale non sono cose che possano essere decise sulla base di un giudizio provvisorio, non programmato, non ponderato. Pena la disorganizzazione e il disordine totale.
E chi ti chiede di decidere sulla base del tuo parere personale, queste cose le sa. 
Adesso facciamo per un attimo finta di no. 
Presupponiamo la totale buona fede e facciamo delle domande. Se ognuno deve dire la sua, che ne so, per quel che riguarda il modo di abitare, come sarà organizzata la decisione mettiamo, sull’edilizia privata? Come? Che percentuale di edilizia privata deve esserci su un territorio, e quanto di pubblica.
E’ solo un esempio. Quanti possono dire di sapere qualche cosa in questo campo?
E sul meccanismo del voto. Mettiamo anche che ognuno di noi possa, come dice qualcuno, votare da casa, col proprio computer. Che tipo di documento voterà? Stilato da chi? Cosa? Sulla base di che programma? Che tipo di ente autorizzato a farlo? E perché? Quante ore della nostra vita saranno dedicate al voto? Chi si lascia abbindolare dalla frase, “Decidi tu!”, sa che passerebbe la propria vita a votare? Ne ha davvero voglia?
 Diverso è dire, “Organizzatevi!”. L’organizzazione del territorio in assemblee, il cui parere sia vincolante per l’amministrazione, è  cosa diversa dall’invito alla decisione personale. E questo invito all’autorganizzazione invece, a pensarci bene, non lo fa quasi nessuno.   
Il motivo per cui bisogna diffidare di chi ti dice che andrà a governare facendo piazza pulita, e lasciando in tutti i campi che sia tu a decidere, è semplice. Tu gli dai il voto, e chi se l’è preso quando sta sugli scranni si dimentica – e deve per forza – di te. Ma intanto avrà preso incarichi, nomine, denaro, potere.
Sarebbe più onesto fare invece programmi, e invitare sì, la gente alla partecipazione, attraverso assemblee territoriali.
Lo stesso per la corruzione. Chi ti dice che andrà a controllare i ladroni, e che li sbatterà fuori, sta mentendo, se non ti dice come farà, in che modo. 
Sarebbe molto più onesto ammettere che in una democrazia parlamentare funzionante un minimo di corruzione è inevitabile. Il problema è decidere entro quali limiti debba essere contenuta questa corruzione. In Sicilia è evidente che non siamo nei limiti accettabili, ma in un sistema che ormai ha solo le fattezze della democrazia. E chi ti dice, “Decidi tu!”, in realtà sta rafforzando quel sistema, perché oltre alla formula vuota, non propone niente.  Non fa programmi. 
Il partito politico è nato come laboratorio in un cui organizzare la discussione sui vari ambiti di esistenza degli esseri umani: la casa, il lavoro, la salute, la scuola, la cultura, la libertà, la giustizia. 
E’ nato come associazione in cui le persone possano  allenarsi a fare quello che andranno a fare una volta raggiunta l’amministrazione pubblica. E se è vero che hanno fallito, non è un buon motivo per dover rinunciare del tutto a loro, laddove siano ancora in grado di organizzare e tenere assieme le persone e le loro battaglie. 
Con questo sistema economico, il massimo cui potremo aspirare – e non vedo perché non dovremmo farlo – è di organizzarci – da soli, o attraverso un partito – in assemblee che abbiano un effettivo potere di controllo e di partecipazione agli atti amministrativi. E se no, cambiamo il sistema o organizziamoci, che è poi forse la stessa cosa.    

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