L’attenzione di Nanni

E’ bello il film di Nanni Moretti, ed è in linea con la tradizione che in qualche modo, almeno per ciò che riguarda l’Italia, Nanni ha contribuito a formare. Mi riferisco a quella “del film nel film”. Tradizione cui appartengono per esempio, 8 e 1/2 di Fellini, La ricotta di Pasolini e in cui questo Mia madre, si inserisce. Ricordiamo pure, per tema, del 1971, il bellissimo, e ormai dimenticato Attenzione alla puttana santa, una delle opere, a mio parere, migliori di R.W. Fassbinder. Girato in soli 22 giorni, in 16 mm. in una Sorrento camuffata da Spagna, racconta di una troupe che deve girare un film e non ha i soldi per farlo, musiche di Leonard Cohen. Donne e uomini uguali nei film del tedesco, interpretato da Hanna Schygulla oltre che dallo stesso Fassbinder. Magari entrambi prepotenti a autodistruttivi, infantili e bugiardi, ma uguali. Sarà valso solo quel periodo, saranno state le condizioni materiali, a creare quella sostanziale complicità rispetto all’esistenza, ma c’era. Riguardare quel film, per crederci.
Nel caso di Moretti, non è sulla troupe che si concentra la narrazione. Si tratta di una regista che, mentre sta girando un film (sull’occupazione di una fabbrica) si imbatte nella morte della madre. Antisentimentale nella narrazione, freddo, attento ai dettagli, è quasi un concentrato del modo di Moretti di fare cinema. In che senso lo dico? Una delle caratteristiche morettiane è l’antinarratività. La trama, la storia non sono altro che un’occasione per dire ciò che l’autore pensa. Pochi fronzoli. Potrebbe fare uno schema, per riferire allo spettattore. Prendiamo Palombella rossa, dove una partita di pallavolo è l’occasione per parlare del comunismo, oltre che dei rapporti familiari, e fra i sessi. Qui, in Mia madre assieme alla coscienza che occuparsi di politica è una cosa complicata, e che non è sufficiente farci sopra un film per per esprimere dei giudizi politici seri (o meglio ancora, per modificare il mondo), c’è il tema del femminismo. Chiamatelo in un altro modo se non vi piace. L’ha scoperto tardi, Nanni, che una regista donna (e intelligente più o meno come lui) non solo è possibile, ma è per certi versi più coraggiosa che un uomo? Quanti, di questi tempi, fanno film su una fabbrica occupata, nonostante che sia complicato? Almeno lui l’ha scoperto. Pensate a tutti e tutte quelle che recensendo il film non sono capaci di dire altro che: “Si, è vero, parla di una regista, ma in realtà è lui.”. Che è come dire, una regista donna che sia all’altezza del regista Nanni Moretti? Ma quando mai.
Altre poche  cose. La prima: la sostanziale complicità che lega alcuni personaggi nel film di Fassbinder, e che viene fuori nella storia della troupe, qui la troviamo fra fratello e sorella. Segno anche questo che la comunità complice oggi possa darsi solo in famiglia? Può essere. Certo è che di comunità alternative in giro, non e che ne vedano molte. E la solitudine coatta è una dimensione spesso non scelta, ma imposta. Un film cupo, duro. Ma non perché parli della morte. Duro il giudizio sull’amore, che è fatto di incomprensioni, (“Ti ho chiamato perché mi faceva piacere…”, “No, mi hai chiamato perché sei egoista!”), duro quello sulla politica, che non è mai (o non lo è più) non dico un campo di complicità di classe, o generazionale, ma neanche di verifica. Quando va bene può essere un fatto estetico. Resta il cinema. La citazione da Woody Allen, di Io e Annie, (quando i due fanno  la coda nella sala d’essai) diventa qui un sogno di Margherita. E dalla fila, tra gli altri, esce la regista da giovane. “E’ il cinema, che ci ha tenuto in vita, giorno per giorno, sono stati quegli appuntamenti quotidiani, comprese le code” , sembra dire il regista. Code di persone che andavano a vedere Il cielo sopra Berlino. La morte tutto sommato, rispetto alla confusione,  all’insicurezza nei rapporti, nelle relazioni, rispetto al resto, non è che una cosa naturale. Permette di riguardare le camicette della madre, per vestirla ormai cadavere, di rendersi conto di quanti e quali bei libri avesse, di quanto affetto la circondasse. Belle le musiche di Leonard Cohen. Soggetto di Chiara Valerio, Gaia Manzini, Valia Santella: praticamente un record.

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