L’amore all’epoca del conflitto sociale

Avevano litigato in coppia. In famiglia. In pubblico. In privato. Da soli. Coi figli. A scuola, in chiesa, al lavoro, a feste e ricorrenze, quei due.
Lo sapevano tutti. Lui difficilmente riusciva a concludere una conversazione senza alzare le mani su qualcuno.
Lei non era la tipa che lo teneva. Quando lo sentiva gridare voltava le spalle e se ne andava.
Nessuno dei due risparmiava le critiche agli altri. Nessuno dei due smetteva di alzare la voce. Portavano addosso il conflitto come altri una camicia o una tshirt. Lui certe volte la picchiava. Lei rispondeva gridando e lui la mollava.
Una volta per strada, di notte tardi, li fermò la polizia e li lasciò andare. Lei disse che stavano scherzando.
Lui per un caso era nato lo stesso giorno del fratello di lei. E lei col fratello, dopo averlo tanto amato – soprattutto all’asilo si ricordava di averlo amato, entrambi con i grembiuli azzurri da bambini finti perbene che la madre gli preparava freschi ogni mattina – ecco, dopo aver straveduto per suo fratello, quando erano arrivati i dodici anni e con quelli l’epoca dell’amore poi, dio, quanto aveva litigato.
Lei a lui ricordava la prima che aveva avuto, quella con l’odore di mughetto. Quella con cui aveva tanto discusso. Quella che aveva odiato. Lei portava lo stesso profumo. Ma non solo quella, gli ricordava. Lui ne aveva odiate tante. Le provava per capire quanto potessero essere odiate le donne. Che capacità avevano!
Nessuno dei due adesso, quando si erano incontrati, sentiva il bisogno di smettere di litigare. Urlavano, invece di parlare. Tanto è vero che si erano incontrati litigando. Si erano incontrati ai tavolini di un bar. 
Era stata lei a cominciare a litigare.
E ancora adesso, quasi due anni dopo che avevano fatto l’amore per la prima volta continuava a parlargli sopra, quando lui parlava. Più o meno andava così, ascoltate: “La ricchezza…”, diceva lui. E lei, subito dopo, senza che potesse farne a meno, “Ma che te ne frega della ricchezza? I desideri, i bisogni sono quelli che contano…”, rispondeva.
Il fumo riempiva il bar, anche se fumare non era più di moda.
“La politica deve occuparsi della gente che ha bisogno. Deve insegnare loro come evitare di prenderla in quel posto. Non pensare ai ricchi! Chi se ne frega dei ricchi! ”, insisteva lui. E beveva ancora un po’.
E “No, di come essere felici deve occuparsi la politica ”, rispondeva lei, fumando.
“Seh. Felici”, chiudeva lui.
C’era la televisione accesa, anche se nessuno la guardava.
Il bacio con cui quella storia era cominciata però andava ancora avanti. Come la televisione accesa.
Poiché nessuno dei due aveva sentito il bisogno di un legame quando quella storia era cominciata, la storia era andata avanti da sola. Si era piantata nelle loro vite senza che nessuno dei due lo desiderasse. Se nessuno dei due l’aveva cercata era perché non mancava a nessuno dei due qualcuno con cui litigare.  
E invece adesso: anche quando non erano una di fianco all’altro continuavano a baciarsi, quei due. Si addormentavano bocca nella bocca. Io non saprei dire se fosse un modo di continuare a litigare col mondo, quello che avevano loro. O un modo, certo estremo, di riappacificarsi con esso.  
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