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La possibilità emancipatoria di chi sta a servizio (lo sceneggiato della Longoria)

Oh, bene. La famosa attrice Eva Longoria, Miss Corpus Christi nell’adolescenza e una delle interpreti dell’ultra visto e mondialmente diffuso serial televisivo Casalinghe disperate (di cui ha interpretato 180 episodi) sta producendo uno sceneggiato, le cui protagoniste saranno 5 domestiche latine. Dice la Longoria che lo farà, “Perché c’è chi come riferimento ha divi e celebrità, io ho mia madre e le mie zie”, che nella vita hanno fatto questo lavoro. La domanda è: influirà positivamente o negativamente questo dato, sulla mentalità degli spettatori e delle spettatrici di tutto il mondo? La simpatia che inevitabilmente inonderà il soggetto collaboratrici domestiche, darà un impulso alla lotta di classe o la addormenterà? Se vale la pena riflettere due secondi su questo nuovo prodotto televisivo è perché il ruolo dell’aiutante/cameriere/governante/assistente da sempre ha catturato l’attenzione di chi scrive, anche perché probabilmente da sempre ha sedotto chi legge. Dalla figura classica di Sancio che si autoelegge aiutante di Don Chisciotte ed è in realtà quello senza il quale il cavaliere dalla triste figura difficilmente ce la farebbe, (perso come ha il senso della realtà), passando per la figura di Venerdì di Robinson Crusoe, (in cui il presunto sottoposto se non è detentore di una sapienza artigianale maggiore di quella del padrone, sicuramente lo è di un saper fare diverso), a quella più classica della domestica Germaine Lacerteux, in cui il lavoro di casa diventa occasione di sadismi vari alle spalle di una povera e neanche bella ingenua, (nel bel romanzo dei fratelli Goncourt), e passando per cattivissime governanti a la signora Danvers in Rebecca la prima moglie nella bella storia di Daphne du Maurier (da cui Hitchcock trasse un famosissimo film, in cui il ruolo della fedele assistente fu di Judith Anderson), e senza dimenticare lo splendido Dirk Bogarde de Il servo, (film che Losey trasse con l’aiuto di Harold Pinter da un romanzo di Robin Maugham), il lavorante in casa ha sempre attratto la curiosità e l’attenzione di molti autori.
Sarà perché nell’intimità le persone sono sempre costrette a mostrare cosa sono realmente? Sarà perché quasi mai le fortune materiali corrispondono a quelle di altro tipo, diventando quindi per chi scrive l’occasione per descrivere vendette, sparare bordate, esercitare sadismi e masochismi di qualsiasi tipo su figure di ricchi cretini e incapaci, o riprendersi ciò che era il loro? Sarà perché attraverso la figura del maggiordomo, della domestica, del sottoposto in generale, chi scrive può guardare ai difetti di chi comanda, senza dichiarare la propria appartenenza o addirittura senza essere visto? Come si fa se no a spiegare perché da Tolstoj (Madame Bourienne, la bella dama di compagnia della ‘brutta’ Maria in Guerra e Pace), a Flora Volpini (Comandi, signora!), passando per Ken Loach (Il pane e le rose),  Hal Ashby (Oltre il giardino) e Steven Shainberg (Secretary) le figure di quelli che servono, sono spesso utilizzate dagli autori per esercitare il ribaltamento, la rivoluzione, la rivolta, il cambiamento, che nella realtà si fa così tanta fatica (se non a realizzare) a mantenere? E al ribaltamento che spesso l’autore o l’autrice descrive, corrisponde poi nella realtà un effettivo cambiamento sociale? O è solo la forma (il mezzo attraverso il quale) in cui l’autore o l’autrice realizza la sua opera che dà a chi legge, una qualche speranza, possibilità emancipatoria? In conclusione questo Devious Maids televisivo servirà a risvegliare le coscienze delle donne americane in termini di classe o, al contrario, aiuterà padrone e sottoposte a dormire sonni più tranquilli?

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