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La magica funzione del presbitero, o del parroco, in Italia

            
Sto finendo Guerra e Pace. La prima volta l’ho letto da giovane. E’ grande. E’ potente. Due cose avrei da dire su Helena Bezuchova,  ma non adesso. Adesso volevo dire che in quel libro meraviglioso, si parla molto di religione, di credere, di Dio. Vi si parla di Provvidenza, di sottomissione, o di ribellione ad essa, così che ogni tanto anche tu che leggi, rifletti sul caso e sul destino. È un libro completo, c’è tutto.
Eppure, nonostante ciò, in più di duemila pagine in cui la religione è sempre presente, non ho mai trovato – come è oggi, Roma, Italia 21 agosto 2015 – il caso di un prete che commenta e fa tira e molla  con un altro prete, il quale, come da tradizione, non vuole prendersi responsabilità: parlo del trionfale funerale dei Casamonica, e dei commenti di altri, alti e bassi prelati, al riguardo. Voglio dire, io lo sapevo che la gestione quotidiana degli affari spirituali in Italia, è affidata ai parroci, io l’avevo capito. Da quando mia sorella ha adottato un bambino, per esempio. C’e stato un periodo in cui, a ogni giudizio del magistrato, per lei doveva corrispondere un giudizio del presbitero. Certo, vive in Puglia. Ma decidiamoci: o il Salento viene dichiarato non-Italia, o voglio sapere come mai succede. 
E ancora: occupandomi del problema della casa, so perfettamente come siano in qualche modo privilegiate, le persone che hanno buoni rapporti coi parroci. Chi sta a Roma, e ha a cuore l’argomento, sa bene come possa cambiarti la vita una buona relazione coi preti che gestiscono le maggiori parrocchie. Così è che, noi che pensiamo di vivere in un paese in cui il diritto l’ha avuta vinta sulle superstizioni e sull’ignoranza, non ci rendiamo conto di vivere invece in un paese in cui la geografia del potere andrebbe divisa (anche) a partire dalle diocesi, e dai presbiteri.
Tornando a Guerra e Pace.
Ora, mentre lo leggi, tu, oggi, che pure vorresti riflettere sulle cose grandi e sante, sei costretta miserrima, a interrompere continuamente per i fatti della cronaca italiana. Fatti che passano per i funerali di Casamonica autorizzati dal presbitero e arrivano  alla madre delinquente  (quella che, con la complicità dell’ex ha sfigurato il nuovo fidanzato, o forse no, ha sfigurato l’ex con la complicità del nuovo, ma tanto, che importa?) che sarà forse affidata a Don Mazzi.  Il tutto fra la quasi indifferenza generale, per il fatto giuridico. L’attenzione è per i pettegolezzi. E il diritto, che fine fa, in tutto ciò? Chi è il “parroco”? Una figura istituzionale, il tramite di una catena di mera solidarietà umana?
A che titolo parla?
Per chiudere. «Se po’ campa’ così?», diceva un personaggio, una donna, ne La dolce vita di Fellini. È la prostituta dell’inizio. Quella che ospita in casa i due belli-eraffinati Anouk Aimé e Marcello Mastroianni. Quella che, racconta,  ha fatto domanda per la casa. Era il 1959. Vive al Mandrione. Se lo chiede quando, (tornando a casa coi suoi ospiti, che le chiedono di poter usare una stanza) si accorge che le è, di  nuovo, piovuto dentro, in casa. 
Poi però, cede la camera, prende i soldi (quando quelli finiscono), e rassicura il pappone in chiusura di scena.
 Ci sono state volte (poche) in cui ho pensato che esagera, chi critica l’interferenza della Chiesa Vaticana in Italia. Tra ieri e oggi, ho avuto la netta sensazione che molto del mai-risolto sia dovuto a essa.
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