La casa a Roma, e un libro di racconti



Dice Paolo Berdini, uno dei relatori alla presentazione (che si è tenuta ieri allo SCUP, uno spazio occupato in via Nola, a Roma) dell’antologia, curata da Isabella Borghese, Sto qui perché una casa non ce l’ho: «ogni persona che paga le tasse in Italia, dovrebbe essere contenta quando viene a sapere di un’occupazione. Gli stabili abbandonati sono ricchezza che nessuno usa. Se qualcuno occupa vorrà dire che i nostri soldi saranno serviti a qualcosa». Paolo Berdini è un urbanista, un architetto da decenni in lotta con le amministrazioni clientelari e mafiose che, invece di essere al servizio della comunità, hanno sempre aiutato i costruttori e le loro famiglie. Oltre a lui, erano presenti sul palco Giacomo Russo Spena, Massimo Pasquini, e la stessa Isabella Borghese. Quest’ultima ha parlato dell’origine del libro. Avrebbe voluto scrivere un’opera più ampia, ma il tema è complesso, i dati cambiano, le esperienze sono varie e tutte interessanti: un’antologia di racconti, ci dice, ti dà l’occasione di parlare di un tema importante e drammatico da diversi punti di vista. Legge l’introduzione che ha scritto Ascanio Celestini: viene descritta la differenza fra la casa come luogo dove si abita e la casa come elemento di speculazione. Non nuovi per chi se ne occupa da tempo, i dati che riferisce Pasquini dell’Unione Inquilini. Tra le 100.000 e le 200.000 la case sfitte a Roma. Il motivo per cui non si riescono a identificare con certezza i numeri dipende dall’esistenza di un “mercato nero” che tutto inghiotte. Gli studenti a Roma non hanno mai contratti regolari, gli stranieri, peggio. I residence, uno degli strumenti di cui il comune si serve per sistemare gli sfrattati sono delle gigantesche macchine per regalare soldi ai costruttori. Fa sorridere l’idea, ma anche il fratello di Totti ha investito nel ramo. Ha comprato appartamenti che affitta al comune e ne ricava milioni di euro l’anno. Giacomo Russo Spena, nel presentare il libro fa una breve cronistoria della lotta per la casa nella capitale. Ricorda Walter Veltroni, le cariche della polizia sui manifestanti, il giorno dopo l’approvazione del Piano Regolatore nel 2008 con molti regali ai costruttori. Leggono i loro racconti Sebastiani e Malesi. Storie di sofferenza, di disagio. Il pubblico interviene. Il tema è sentito. Oggi c’è Marino: potrebbe chiedere il blocco degli sfratti. Lo farà? Appena si è insediato, contro il movimento per la casa ha mandato la polizia, anche lui come gli altri. La casa è un diritto o no? Che cosa deve aspettarsi chi è in disagio abitativo dalla Giunta Marino?

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