piazza-manila-2-27-gennaio-2015

Iròm Aipariòli

L’altro giorno, nel buio pesto, per buttare la spazzatura, sono caduta. Ero col cane. Ho inciampato, a Roma, nell’aiuoletta che c’è sotto quei caspita di alberi che danno quelle arance mostruose. Arance finte e oleandri. Tutto al buio. Forse la colpa è stata addirittura la loro. Quelle arance orrende, finte, che si spetasciano al suolo, in tutte le stagioni. Era buio, non mi ricordavo dell’aiuoletta. Il cane mi segue nella caduta, sotto gli oleandri. Guaisce un po’. Lì di fianco c’erano due, cosiddetti – quelli che frugano nella spazzatura ormai, per noi, sono tutti ‘Rom’ – I Rom, un uomo e una donna. Maneggiavano al buio, nei bidoni.
E così cado. Faccio appena in tempo a buttare i sacchetti nel bidone, indietreggio di un mezzo passo e vado a chiappe a terra. Loro, nel buio, si girano. Smettono di fare quello che stanno facendo, e mi guardano.
“Signora…”, fa lui. Lei lo segue. “Si sta sentendo bene?”. La borsa di fianco a me.
“Grazie, sto benissimo. Sono caduta”, dico, “Non ho visto sta caspita di aiuoletta…Ma porca miseria!”, faccio, mentre mi alzo. Lui mi aiuta a sollevarmi, lei lo segue. Lui mi porge la borsa, lo ringrazio. Tutto al buio. Non perché in quel punto della città non ci sia luce, ma perché ci sono gli oleandri e quelle caspita di arance finte che fanno ombra. Lei mi aggiusta la camicetta, che si era sollevata, mentre lui dice, “Attenta…davvero, tutto bene?”.
“Si, grazie. Buonasera. Ma tu guarda…”, ripeto
“Buonasera”, dice lui.
“Buonasera”, fa lei.
Poi mi guardano andare via con quello sguardo di leggera superiorità che ha sempre chi vede un’altra persona cadere. Lo stesso sguardo che, a volte, diventa esplicita (e perché no? che c’è di male?) risata.
Non nel loro caso.
Se ne stanno uno di fianco all’altro, e mi guardano andar via.
Faccio il giro del palazzo per farla fare al cane, che poi me ne devo andare, e li incontro di nuovo. Stanno andando nella direzione opposta alla mia.
“Buonasera”, dico. “E grazie ancora…”
“Buonasera, signora. Prego”, dicono loro, più o meno in coro. Lui è più attaccabottone, lei gli cammina molto vicina, e gli tiene forse anche il braccio.
Il quartiere dove mi trovavo è, proprio, quei ‘Parioli’ che sta fra il luogo del ‘delitto della sorella, le cui gambe, nella spazzatura, ritrovò una Rom’ di agosto, e ‘il tentato furto del bambino da parte di due Rom, di oggi 3 settembre 2017’; un quartiere, cioè, che da Villa Borghese da una parte, si estende, dall’altra, fino a una gigantesca, enorme, forma di fantasia, malata e intossicata: una specie di isola. Un quartiere, è certo, dove, anche se non sembra, c’è veramente di tutto.

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