images.duckduckgo-4

Il Teatro dell’Autismo

 

Una delle cose più belle che abbia visto in teatro, in anni non recenti (1992, se non sbaglio) è l “Amleto. La veemente esteriorità della morte di un mollusco” della Socìetas Raffaello Sanzio. Una compagnia teatrale “d’avanguardia” creata nel 1981 a Cesena da Romeo Castellucci, Claudia Castellucci, Chiara Guidi e Paolo Guidi.
Perché mi è piaciuto così tanto?
L’Amleto della Socìetas è, a tutti gli effetti, un uomo affetto da autismo. Questa la personale lettura che, del testo shakesperiano, fanno i Castellucci-Guidi.
Amleto ci guarda. Guarda il pubblico con la bocca aperta – lui, noi – e spara, un colpo di pistola, solo quando i rumori, in scena, diventano troppo assordanti.
Questa cosa che ‘la storia della Carmen non si tocca, e non si tocca il finale, casomai la si interpreta’, mi ha fatto venire in mente quell’Amleto.
Perché, quella versione, e non altre?
Migliaia di persone hanno blablato, autisticamente, su uno spettacolo che non avevano visto.
E questo ci può ancora stare.
Ma che, a chiedere di non ‘cambiare il finale della storia’ (i Testi Sacri non si toccano, si interpretano! ma chi l’ha detto?) siano uomini e donne che, in anni non recenti, avrebbero voluto cambiare la Storia con la Esse Maiuscola, la dice lunga non solo sulla conoscenza del (cosiddetto) Teatro di Ricerca, in Italia, ma su quelli che la Storia avrebbero voluto cambiare. E lo dico con dispiacere, ma tocca dirlo. Buona giornata.

  •  
  •  
  •