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Il mio amico Bart recensisce Disturbando famiglie felici

(“Oh, Bart, non sapevo più niente di te!”)

“Impegnata nel sociale, battagliera, nemica del politichese, Angela Scarparo, autrice anche di alcune sceneggiature per il cinema, porta nei suoi libri la verve e lo spirito incandescente che animano le sue lotte. Nel 1993 uscì con Mondadori “Shining Valentina” e nel 1995, con Transeuropa, “Quando cresci in un piccolo paese”. Donna del Sud, pugliese, trapiantata da vari anni a Roma, non ha dimenticato le sue origini e ricorda sempre con nostalgia la sua terra. Nel 2005, PeQuod (la attenta casa editrice che sta ripubblicando le opere dello scrittore lucchese Vincenzo Pardini, a cominciare dal famoso “Il falco d’oro”, già uscito nei primi mesi del 2007) pubblica questo “Disturbando famiglie felici”, un romanzo in cui fanno capolino, sin dal titolo, i temi sociali a lei più cari.

L’Hotel delle donne è il nome del piccolo albergo che “Anna Ricci sposata Aurigemma” ha ristrutturato ricavandolo dal vecchio rifugio di montagna La Vallata, un albergo che “sarebbe stato un posto per gente stravagante.” L’inaugurazione ufficiale è prevista per la vicina Pasqua. Fervono i preparativi. Una di queste ha inviato ad Anna uno strano e minaccioso biglietto anonimo.

L’albergo si trova in un posto isolato, che lo diventa ancora di più in inverno, quando, immerso nella neve, somiglia all’Overlook Hotel del film “Shining” di Stanley Kubrick. Il richiamo è presente in modo esplicito nel romanzo, e talune atmosfere vi rimandano. Una delle donne, Grazia, si sente male: “C’è un brutto clima. Non si respira.”, dice a Anna. Anche Diego la pensa come Grazia.

L’autrice imbastisce e ricama con abilità intorno alle atmosfere che continuano a calare gradualmente sulla scena, andandosi ad ingrossare in un clima di attesa che ci lascia col fiato sospeso. Sentiamo che qualcosa dovrà accadere. Che un ostacolo, una congiura misteriosa, si accanisce contro la protagonista. Che già si sono giocate le prime mosse, ma con una tale levità da nascondercele e tuttavia farcele intuire ben presenti. La canina Pinguina che raschia alla porta e viene accolta in casa, e finisce per fare amicizia con Anna, è un omaggio che la Scarparo fa agli animali, che ama, ed in particolare alla sua cagnetta Milù, che adora: “Si fermò un attimo a guardare la canina che la osservava. Le fece cenno di salire sul divano. Quella come se non aspettasse altro, le si mise di fianco.” Pinguina, vedrete, non ha affatto una funzione riempitiva nella storia, anzi. Si sa che apparteneva a due strane donne tedesche, madre e figlia, scomparse nel nulla alcuni giorni prima. Quando saranno ritrovate, incastrate in fondo ad un burrone, “anche lei cominciò ad agitarsi. Piangeva. Sembrava che avesse capito che cosa stesse succedendo.” C’è anche un tedesco in paese, Thierry, la cui presenza così rapida e fugace avrà, però, impreviste conseguenze sulla povera Anna. Il ritratto del marito di Anna, Diego, figlio di un ricchissimo imprenditore che ha prestato i soldi per l’albergo, è quello di un uomo che non riesce ad affrancarsi dalla sua ricca e autoritaria famiglia, e fa di tutto, con la sua inerzia e col suo schierarsi sempre contro, per frapporre ostacoli alla realizzazione dei progetti della moglie: “perché, con tutto quello che avrebbe potuto fare, cercava solo di renderla infelice?” È un uomo molto debole, soggetto a depressioni e taciturno con tutti, fuorché con Anna, che cerca sempre di irritare e contrastare “solo perché non era mai riuscito a sottometterla del tutto.” L’intraprendenza, il ruolo dinamico e volitivo della donna, sono qui esaltati. C’è una competizione tra i due. Quando Diego aveva una casa editrice, l’aveva chiusa non appena Anna vi aveva messo piede “perché lei aveva cominciato ad averci un ruolo importante dentro.” La sfida di Anna prende sempre più spazio nel romanzo, prima con l’accrescersi della sua ostilità per il marito, che pure ama, e da cui è addirittura riamata, poi con il suo desiderio di abbandonarlo una volta che, finito l’albergo e ben avviata l’attività, fosse riuscita a restituire tutti i soldi al suocero, “fino all’ultimo centesimo!” La sua paura, infatti, è che Diego non riuscirà mai a liberarsi della sua famiglia di origine, e che ciò non potrà non avere conseguenze anche sul loro amore e sulla loro vita. È una sfida, quella contro Diego e la sua famiglia, dettata, più che dall’orgoglio, dalla volontà di conseguire come donna un’affermazione, anche nei sentimenti, che la società riconosce solo agli uomini.

Il ritmo del racconto, quieto in principio, accelera sempre di più fino a diventare sostenuto e sempre più asciutto. L’asciuttezza è una caratteristica della scrittura della Scarparo, che non indulge a digressioni che non abbiano una misura assai contenuta. L’attenzione rimane sempre concentrata sul personaggio principale, Anna, e sul valore della sfida che sta sostenendo con il marito e la sua famiglia, non solo, ma anche nei confronti degli ostacoli e delle avversità della vita. La volontà, la determinazione, la tenacia di Anna, la sua voglia di sopravvivere, e di vincere addirittura, che le procureranno anche qualche rimorso, sono le coordinate principali che ispirano e guidano la trama di una storia che, svolgendosi in un ambiente circoscritto, riesce a farle emergere con tutta la loro forza. Uno sguardo malinconico, avvolto da una specie di compassione e di pietà, si distende con indulgenza su Diego, il marito incapace e debole, che non riesce a conquistarsi uno spazio a fianco della donna che ama, il quale, ubriaco fradicio, cercherà di compiere la sola azione buona, forse, della sua vita, che gli costerà però molto cara, relegandolo a vivere definitivamente sotto l’ala protettrice della sua ricca famiglia.

La improvvisa solitudine che ne consegue per Anna, sarà tuttavia assai diversa da quella del marito: sconfitta dai ricchi suoceri, essa, infatti, rappresenterà l’inizio di una nuova vita per la protagonista, segnata sì dall’esperienza del passato, ma anche, e finalmente, dal rispetto di se stessa e dei suoi sogni.”

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