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Il divertimento della letteratura

Un romanzo che è, contemporaneamente, un melò e una riflessione sulla letteratura.
I personaggi: il professore (Edouard) che osserva, “distante” (da se stesso, prima di tutto), lo studente di cui è innamorato; la donna sposata (Laura) che è rimasta incinta di un altro, ed è, da anni, innamorata, di Edouard (che, preso come è, da se stesso, non se ne accorge); Bernard, lo “scappato di casa”, che cerca un suo posto al mondo, da quando ha scoperto di “essere un bastardo”, perché (“il borghese”!) Profitendieu non è il suo vero padre; Lilian, l’americana, che “sa tutto, delle relazioni fra uomini e donne”, perché ha girato il mondo (e si è trovata ad essere, involontaria, protagonista persino di un naufragio); Azais, un vecchio protestante (quando aveva i capelli lunghi sembrava un sosia del poeta americano Whitman), che gestisce un pensionato per studenti e pretende sincerità dagli allievi, salvo poi, metterli  in cura, se pensa che le “confessioni” rivelino degli aspetti “poco sani” o “morbosi”.
E, ad attraversare tutta la storia, e, a coprire l’esistenza di tutti i personaggi, la stesura da parte di Edouard, di un romanzo, intitolato “I falsari”; ne parla con Laura, con Sophroniska – una specie di psicologa che ha in cura Boris, un ragazzo “un po’ troppo esuberante” – per capire come proceda: loro, a volte, ridono di lui; e il “diario” di Edouard, sul romanzo, e sulla vita reale; e poi, le riflessioni de l’Autore, sul Romanzo che sta scrivendo; riflessioni sulla letteratura e l’arte di scrivere romanzi.
E’ proprio vero che, spesso la “grande letteratura”, riesce a essere divertente.
Gide aveva 57 anni, nel 1926 quando lo scrisse, ed è, da molti, considerato il suo “unico” romanzo. Se non l’unico è sicuramente uno dei suoi più belli. Ottima la traduzione dell’ultra dimenticato, e bravissimo, Oreste del Buono.
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