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Il compianto sul monumento morto

 

Volutamente non parlo degli idioti che si compiacciono quando crolla una chiesa. Così come non parlo di quelli che pensano ai luoghi di culto come a emblemi da colpire. Non ne parlo perché la malattia mentale è, non da oggi, stata diagnosticata come tale. E c’è chi, più e meglio di me conosce la tematica.

Voglio invece parlare del compianto sui monumenti morti. Sulla Basilica di Norcia che è crollata, cioè.  Ecco. Mica lo so se mi fa incazzare di più il compianto sulla Chiesa che crolla (e solo quando crolla), o la cattiva gestione e la voluta disattenzione, il disinteresse più totale nei confronti del patrimonio artistico italiano (quando è) in piedi. So che è caratteristica prettamente italiana. Tutto uno sbrodolio di (cattivi) sentimenti sulla Chiesa di Norcia che è morta, deceduta, sul quadro che c’era dentro che forse è stato rapito e scomparso. A che fine, mi chiedo? Col fine precipuo e unico di sbrodolare cattivi sentimenti? Il melodramma che mai non muore, mai? Un canto liturgico su un corpo devastato che quando non è devastato, (è sano, e quindi) non interessa a nessuno, o a pochi?

Evidentemente sì. Prima che i monumenti cadano, infatti, mai (mai!) non dico una denuncia fatta alla magistratura che troppo impegno signora mia, sai mai ‘kafkianamente’ come ti va a finire, ma una raccolta di firme in anonimato, un articolo su un giornale con un soprannome, una lamentela a cena con gli amici, una descrizione durante l’aperitivo al bar. Niente. Zero di zero. Come se chiese e tombe e are e chiese e affreschi e musei e siti archeologici appartenessero a un altro paese. Come se chi se ne occupa quotidianamente e ogni tanto prova a dire che “Servono fondi e stipendi e aiuti”, lo facesse per sé, per il privilegio di continuare a lavorare, o peggio ancora, per il privilegio di assistere quotidianamente alla Manifestazione della Bellezza, (frase peraltro che, detta così non vuol dire nulla). E se non è così, se non viene considerato un privilegio il fatto di poter lavorare a contatto di opere d’arte, come mai le richieste del Museo Archeologico di Napoli sono diventate diatribe e schermaglie che vanno avanti da anni fra un esercito di volontari, (di persone che non vengono pagate per le ore in più) e il Ministero? Come mai non si contano più, oramai i siti archeologici portati avanti da persone che, per gestirli prendono stipendi che sembrano barzellette? Due sono le cose: o, chi si lamenta solo in occasione del terremoto ignora tutta questa cattiva gestione da parte dello Stato, e allora facciamo che il terremoto divenga almeno un’occasione per venire a conoscenza della tragedia in cui versa buona parte del patrimonio artistico italiano;  o, la risposta sottintesa a chi chiede di venire pagato(a), per gestire siti archeologici, (a chi chiede manutenzione e attenzione per chiese e monumenti) è “Lascia che crolli, che quando crolla, e fa notizia ne scrivo”.

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