url-1-1

I diritti, le denunce e la buona educazione




Mi fa sempre una certa impressione vedere che in italia le leggi e i diritti vengano considerati possibilità, o meglio discipline umanistiche, fra le altre. E in quanto tali, degni di commenti, interpretazioni, glosse, commenti sulle glosse. Non capisco, soprattutto, perché nel caso di insulti gravi o di gravi diffamazioni, quando non di peggio, ci sia tutta una parte di persone che pensa non debba essere sporta denuncia. La frase che sento spesso è, “Si tratta di un problema culturale!”. Se l’affermazione è generica, è vieppiù mancante di fondamento. Cerco di spiegarmi con una domanda.  Perché in Italia c’è questa esitazione, questa paura, questa diffidenza nel confronti delle norme, (dei diritti), della possibilità di ricorrere ad essi? O meglio, il pensare che essi siano una cosa staccata, diversa dalla “cultura”?

Specifico ancora meglio: mi sto riferendo  alla consigliera del veneto che insulta la ministra all’immigrazione. A guardar bene, in quell’insulto non c’è solo del disprezzo per la ministra Kyenge, ma a tutta la comunità, e cioè in qualche modo a noi in prima persona. Il disprezzo non è, cioè rivolto solo a un soggetto portatore di diritti (la ministra) che, in quanto tale ha il diritto e il dovere di porre soggettivamente un limite all’aggressione subita; ha cioè il diritto a un intervento da parte della magistratura che la risarcisca da una parte, e che punisca anche l’agente (la consigliera nel caso specifico) che le abbia arrecato offesa. 
Il disprezzo che la consigliera ha espresso è una forma di aggressione a molte delle norme che regolano (o dovrebbero regolare) la convivenza civile. Non ci sarebbe bisogno di dire quali. Eppure lo facciamo. C’è un’esaltazione della violenza, dell’aggressività, nelle frasi pronunciate dalla signora veneta. C’è un invito alla sottomissione di un genere da parte di un altro. 
E’ messo in ballo il concetto stesso di convivenza pacifica nelle parole della consigliera. Non si tratta di un fattore semplicemente o eminentemente culturale. Qui non è in gioco la volgarità. Quello che la consigliera ha detto fa (per fortuna) ha fatto scandalo. Ma lo scandalo non viene dal fatto che la signora abbia superato i limiti della buona educazione. Lo scandalo viene dal fatto che con le sue parole la signora sia venuta meno al patto (tacito) che è sotteso a una buona e civile convivenza. Questo è il motivo per cui la signora veneta va denunciata. 
Troppo spesso sopportiamo la messa in discussione di elementi che mettano in gioco il patto sotteso alla civile convivenza. E invece tutti noi dovremmo farvi più spesso, molto di più di quel che non si faccia, riferimento. La società civile, che noi lo si sappia o meno, non è altro che una forma contrattuale di convivenza, dal punto di vista giuridico. Se io vengo meno a un contratto in sede civile, la controparte mi fa causa. 
Esempio: se non pago un tubetto di dentifricio e me lo porto via, verrò denunciata. Non si capisce perché, se violo il patto della civile convivenza in altri modi, non ci debba essere denuncia. Non si capisce cioè, perché nel caso di gravi insulti, umiliazioni, aggressioni, non ci debba essere una sanzione, una condanna giuridica, un qualche elemento che sottolinei non solo che ci sia stato un venir meno al patto di convivenza, ma che questo venire meno sia  stato espresso in forma grave. Il danno la consigliera veneta con le sue parole, non l’avrebbe fatto solo alla ministra ma a tutti, tutte noi come comunità. Lo avrebbe fatto cioè, venendo meno ai patti che ripeto, dovrebbero reggere questa nostra società. Ci sono paesi, a più alta coesione sociale, in cui questo elemento scatta in modo immediato. Ed altri come il nostro, in cui i diritti sono soggetti di volta a elementi di discussione. Discussione che, se può far del bene alla democrazia, a volte fa allontanare dalla verità, anche quando sia relativa come quella che ho appena descritto parlando della convivenza come contratto.  
Nel caso specifico. Espressa la debita solidarietà alla ministra Kyenge, si assiste al fatto che molti e molte ne parlino e ne discutano. Si sposta cioè il fatto in modo immediato, da un piano giuridico, a un piano culturale. I due piani sono diversi.  E’ un bene, certo, che se ne discuta. Ma non basta. Deve essere ristabilita una qualche verità. E non per un elemento di giustizia semplicemente generica. Ma perché come dicevo prima, la consigliera veneta ha violato un patto contrattuale di convivenza che riguarda anche me, che riguarda noi tutte e tutti, e l’ha fatto in modo grave. 

Che sappia io, è stata fatta una denuncia, di cui pochi e poche parlano. La consigliera veneta si limita a dire che “Ho solo fatto una battuta”. Qualcuno, per fortuna, stabilirà se quella “battuta” le porterà qualche conseguenza. Siamo in un paese in cui per aver rubato una fettina di carne un padre di famiglia si è visto condannare a sei mesi. E’ giusto o no che chi crea danni molto più gravi, chi umilia in modo molto più grave,e venga condannato? Nel frattempo, molti diranno, “E’ un fatto culturale, non legale”. E torniamo al punto. La cultura passa o no anche per il diritto, o la cultura del diritto è solo per quelli laureati in legge? 
  •  
  •  
  •  

Un pensiero su “I diritti, le denunce e la buona educazione

  1. Scusatemi, ma quest’ondata di moralismo mi iniistfdasce.Io sono un idealista che ha toccato con mano e ha perso da un punto di vista, ma vinto da un altro, tante battaglie nel nome della meritocrazia, della trasparenza, dell’eticite0.Ma cosa credevate che le scelte per far andare in TV, in politica, in Universite0, in azienda si facessero per meritocrazia?Non e8 possibile valutare le capacite0 di una persona o le reali opportunite0 di un offerta commerciale, se non si hanno i mezzi o gli strumenti per farlo.Chi decide purtroppo e8 il prodotto di una selezione a rovescio, in cui hanno prevalso criteri opposti da sempre, e che continua a riprodurre quegli stessi schemi.Detto cif2 chiedetevi perche8 nessuno denunci come i figli dei P2-isti o dei Leader della Sinistra siano in TV, i parenti dei Baroni Universitari idem, i figli dei Presidenti delle Istituzioni Finanziarie anche.Questi esempi sono solo una goccia nel mare.Pensate a Nilde Iotti, compagna del Migliore, che ha fatto esattamente la carriera della Minetti, ma nessuno lo dice mai.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *