url-15

Houellebecq o de: Il ritorno de l’alter ego.

E’ giusto che del libro di Houllebecq (Sottomissione, mi pare si chiami in italiano) si discuta così tanto, anche in Italia, e ancora prima che esca. Si occupa di uno dei fenomeni che più hanno cambiato la faccia, e non solo dell’Europa, negli ultimi anni: l’immigrazione.
Gli spostamenti in massa di intere popolazioni fanno parte del millennio appena cominciato e lo caratterizzano. Tutto si muove con molta più facilità rispetto a un cinquantennio fa, e però, anche se può sembrare paradossale, le merci godono di una libertà superiore, e non di poco, rispetto agli esseri umani. 
L’autore francese parla di questi temi, mettendoli in una storia fatta di quotidianità esistenziali. Non un romanzo sull’immigrazione, quindi. Ma, la storia di un professore che vive nella Francia del 2020, o giù di lì.
Cosa succede, quando – come almeno una volta nella vita, molti di noi hanno provato –  le elezioni politiche danno un risultato inaspettato? Cosa, se quello che era un modo di vita straniero, degli altri, diventasse invece “il modo di vita” europeo?
Che succederebbe se il burqa diventasse la normalità? 
Come, un risultato politico può trasformare tic, e sentimenti, nevrosi e caratteristiche, segni e passaggi? Come, l’immigrazione e un risultato politico inaspettato – due passaggi nella stessa narrazione – possono cambiare il quotidiano de il personaggio, quello in cui l’autore ancora crede, e che sceglie come alter ego
E’ un romanzo che ha fra i suoi temi quello dell’immigrazione, abbiamo detto. Ma non come ritrattino pietistico degli arrivati-da-fuori ma piuttosto una narrazione tutta in soggettiva, houllebecchiana, di come il fenomeno dell’immigrazione potrebbe cambiare la vita, agli europei, e a un determinato tipo di uomo francese, in particolare.
Che cosa succederebbe se:  questo mi pare che sia.
Domanda non polemica: qualcuno assume questo punto di vista, nei romanzi italiani?  
Che aspetto assume, se sì, nella nostra letteratura recente?
E se invece no, se questo punto di vista (che è fatto della capacità di tenere assieme più piani nella narrazione) si afferma con fatica, da noi, da che dipende? 
Quello di Houllebecq – che non è fra i miei scrittori preferiti – è però un esempio: affrontare temi vasti, generali, fondamentali – poiché hanno implicazioni economiche, sociali, quasi fisiologiche, mi viene da dire –  attraverso la vita di un personaggio. L’immigrazione (chi davvero parte? e verso dove?), la mancanza (la trasformazione) del lavoro, il tema della scuola (chi educa chi, oggi? e come, soprattutto?), la solitudine, la relazione d’amore (cosa è?).

Questo è secondo me, un modo per far sì che si parli di letteratura – e se ne venda, pure.  Perché in questo modo, la letteratura rimanda alla vita. Non solo, ma è attraverso la letteratura che si imparano a leggere vite e realtà. 

  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *