Houellebecq o de: Il ritorno de l’alter ego.














E’ giusto che del libro di Houllebecq (Sottomissione, mi pare si chiami in italiano) si discuta così tanto, anche in Italia, e ancora prima che esca. Si occupa di uno dei fenomeni che più hanno cambiato la faccia, e non solo dell’Europa, negli ultimi anni: l’immigrazione.
Gli spostamenti in massa di intere popolazioni fanno parte del millennio appena cominciato e lo caratterizzano. Tutto si muove con molta più facilità rispetto a un cinquantennio fa, e però, anche se può sembrare paradossale, le merci godono di una libertà superiore, e non di poco, rispetto agli esseri umani. 
L’autore francese parla di questi temi, mettendoli in una storia fatta di quotidianità esistenziali. Non un romanzo sull’immigrazione, quindi. Ma un romanzo su un professore che vive nella Francia del 2020 o giù di lì. Che cosa succede nella sua esistenza quando – come almeno una volta nella vita, molti di noi hanno provato –  le elezioni politiche danno un risultato inaspettato, e quello che era un modo di vita locale, diventa invece “il modo di vita” europeo? Che succederebbe se il burqa diventasse la normalità? 
Come, un risultato politico può trasformare tic, e sentimenti, nevrosi e caratteristiche, segni e passaggi? Come, l’immigrazione e un risultato politico assieme – due passaggi nella stessa narrazione – possono cambiare il quotidiano de il personaggio, quello in cui l’autore ancora crede, e che sceglie come alter ego
E ancora: un romanzo che ha fra i suoi temi quello dell’immigrazione, non come ritrattino pietistico degli arrivati-da-fuori ma un quadro personale, soggettivo, houllebecchiano appunto, di come il fenomeno dell’immigrazione potrebbe cambiare la vita a un determinato tipo di uomo francese. Che cosa succederebbe se:  questo mi pare che sia.
Domanda non polemica: qualcuno parla di questa roba, nei romanzi italiani? Il conflitto arabo-israeliano, per esempio? Che aspetto assume nei nostri romanzi? Ci sono storie che ne trattino? Qualcuno di voi che legge, ne conosce, e me ne può parlare? E se invece no, se non ce ne sono, da che dipende? 
Quello di Houllebecq – che non è fra i miei scrittori preferiti – è però un esempio: affrontare temi vasti, generali, fondamentali – poiché hanno implicazioni economiche, sociali, quasi fisiologiche, mi viene da dire –  attraverso la vita di un personaggio. Questo è secondo me, un modo per far sì che si parli di letteratura – e se ne venda, pure.  Perché in questo modo, la letteratura rimanda alla vita. Non solo, ma è attraverso la letteratura che si imparano a leggere vite e realtà. 

(Era il 6 gennaio 2015. Il giorno dopo, 7 gennaio, ci sarà l’attentato di Charlie Hebdo)

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