Gwendolen



“Era o non era bella? E quale segreto di forma o espressione conferiva al suo sguardo quella qualità dinamica? Era il genio del bene o quello del male a dominare in quegli occhi radiosi? Probabilmente il genio del male: altrimenti perché l’effetto sarebbe stato di irrequietudine, invece che di tranquillo incanto? Perché l’impulso a guardarla una seconda volta veniva avvertito come costrizione, e non come un desiderio condiviso dell’intero essere?”

(Daniel Deronda, G. Eliot, 1996, Frassinelli)

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