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Gramsci, l’amata Italia, l’origine del “tuttapposto”, e del “mammina cara”

Ha ragione Gramsci quando dice che, in Italia, la Chiesa, secoli fa, ha disciplinato e educato un ceto di colti (e in qualche modo, anche) benestanti (legati alla ricchezza), veri intellettuali (“cosmopoliti”) di professione (i chierici), la cui funzione era studiare (o fare finta di), il modo di gestire il “popolo”? Sempre standone distanti, per carità.
Il popolo, sempre sotto “controllo” (territoriale), si dedicasse pure a schiamazzi, lazzi, feste e fiere di paese, alla famiglia, o alla gestione della sua “povertà”, elemosinando favori e compiacenze. Nessuna “presa di responsabilità”. Alle anime e alla sopravvivenza, tanto ci avrebbe pensato il curato (vedi: controllo territoriale).
Ha ragione, sì, ancora.
La richiesta di “favori” e “compiacenza”, l’impossibilità di ragionare in termini di esigenze materiali (di corpi), in termini di diritti, ha prodotto, nei secoli, identità (e istituzioni) scisse, che ancora, ai giorni nostri, in parte sopravvivono: un eccesso di sentimentalismo (solo anima) da una parte e l’opposizione conflittuale (solo corpi) dall’altra. Per fortuna, complice la tecnologia, da un po’ di tempo, le cose si vanno “felicemente complicando”.

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