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Etica come occasione di vendita in un romanzo italiano del 2008

Storia di una sadica (lei preferisce definirsi «scorbutica») che va in un paese dove, di lì a poco, ci sarà la guerra (Bosnia, 1992) e ha in uggia i deformi, i puzzolenti, i brutti, le loro minestre, la loro tozzaggine (alla fine a qualcuno di loro, da morto, si affezionerà) il libro di M. Mazzantini «Venuto al mondo» è un esempio di come sia possibile accroccare luoghi comuni piagnucolosi e trasformarli in retorica narrativa sui «senza gambe», perché perse in battaglia. La cosa veramente orrenda di questo libro è il tentativo continuo compiuto dall’autrice per strapparti una lacrima, o un sorriso, a seconda delle situazioni. Viene usato qualsiasi trucco, viene vellicato qualsiasi basso istinto: si va dalla dalla «droga» – così chiamata l’eroina, e a causa della quale morirà il protagonista – e passando per un’altra morte, quella (per granata) di madre e figlia bosniache – mentre una delle due sofialorenescamente sta stendendo in terrazza – si arriva dritti dritti a quello che gioca a pallone con la testa del nemico. «Veramente?», chiederà un ragazzo decadi dopo, «Veramente», risponderà quello che a noi tocca comunque considerare un eroe di guerra, il calciatore di teste, tale Goiko. Eroico anche il carabiniere che sposerà la protagonista, seppur un po’ gnoccolone e coi piedi piatti. Non manca il cane che, come diceva Vittorio De Sica, non deve mancare se si vuole scrivere un’opera lacrimevole, oppure deve essere sostituito da un bambino; qui ci sono tutti e due. Ma «la guerra» non è l’unico elemento «eticamente» (etico? ma cosa c’entra l’etica in questa sciacquatura di piatti dell’orrore? che ha a che fare con l’etica questa ramazzatura di cose sadiche per poveri gonzi?) rilevante in questo libro uscito nel 2008. Troviamo anche «l’utero in affitto». Bene, come si sviluppa la vicenda? La protagonista, tale Gemma (non ci verrà risparmiata la somiglianza tra la base del fiore nuovo, la gemma, e la rinascenza dopo una guerra, della protagonista) a un certo punto della storia, dopo svariati piagnulenti episodi in cui cercherà di rimanere incinta, pur di tenersi l’uomo (sono parole sue), punta una bella ragazza, tale Aska, perché faccia da «incubatrice». Poiché le prime scene, quando le due si incontrano sono all’insegna di una sorta di «sorellanza femminile », ti dici, «Be’ ci sarà un riscatto. Finalmente l’autrice ruba da un’opera libertaria, Jules e Jim (il romanzo di Rochè, da cui Truffaut trasse un famoso film) lo faranno in tre!». Sbagliato! La tapina che vuole il figlio, non solo aspetta fuori mentre gli altri due lo fanno (poi lui mentirà pure, dicendo che non l’hanno fatto) ma verrà pure gabbata perché la perfida Aska fregherà a Gemma nientepopodimeno che… il coniuge!

A lei resterà il figlio Pietro (lo stesso nome del primogenito dell’autrice, mi pare), che la fetentona Aska le tirerà dietro, ancora col cordone ombelicale attaccato, in cambio di svariate migliaia di marchi. Al figlio, in questo leggendario romanzo «etico», non verrà raccontato nulla della sua nascita e (almeno fino agli anni del liceo, quando Gemma tornerà con lui nei luoghi dell’orrore, e dove ormai c’è la pace, anche se i brutti e le puzze sono sempre lì) penserà di essere figlio di Gemma.

«Nessun problema di valvole a posto, per una donna che per venti anni neghi al figlio una verità così importante?», viene da chiedere all’autrice, la quale più di una volta ha risposto, impavida a propsito del suo lavoro: «Io non parlo di libri, parlo della vita». Perfetto. Della serie, «Io racconto la vita. Se le persone  sono svalvolate non è un problema mio!». Poi, ancora, a proposito di donne: tra quelle disposte a dare «l’utero in affitto», una che lo fa perché vessata dal marito.

Che etica c’è, mi chiedo, nel descrivere  una serie di donne stupide, svalvolate, vittime, deboli o, più semplicemente, stronze?

Qualcuno si chiederà perché ho letto questo libro: l’ho trovato su una bancarella, ho letto sulla bandella che si tratta di un romanzo «etico», e volevo capire cosa significa questa parola, come venga usata da questa autrice, e anche da chi l’ha aiutata a pubblicare. Sono rimasta illuminata, a lungo, come dopo una scossa. E ancora adesso mi chiedo se non stia in un uso indiscriminato di parole come «etica» parte della tragedia in cui vive l’Occidente. Questo è il primo romanzo che leggevo della Mazzantini.

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