Elezioni 2014. Al netto di tutto.






















La prendo alla lontana: la donna (e l’uomo) è un essere buono, che ogni tanto si confonde, ma è fondamentalmente fragile e gentile, o è (secondo una vecchia ma efficace definizione) un lupo che cammina su due zampe? Io credo che nella risposta a questa (in apparenza, futile) domanda ci sia la chiave per leggere (se non tutta, almeno) la parte visibile dell’esistenza, elezioni ultime comprese. Bum.

L’ho presa alla lontana non solamente per attirare la vostra attenzione.
Dico subito, che io sono fra quelle che, ogni volta che ci sono le elezioni, non si pongono dubbi su chi votare. No, mai.
Sono invece – come tante e tanti – sempre incerta se votare o no. Il motivo per cui alla fine voto, è che tra un fascista che predica “la cacciata dei neri e dei meridionali” e un piddino che (a volte in modo ipocrita, a volte no) cerca una qualche forma di convivenza civile, preferisco il secondo. 

Sbaglio? Forse che la situazione peggiorando del tutto, alla fine, per una qualche forma catartica e di ricerca ultima della sopravvivenza, migliorerà, come dicono alcuni? Io non credo.
E poi, raramente mi affido alla magia, e in più, come ho detto, diffido degli esseri umani, e soprattutto di quelli che dichiarino la loro bontà, anche (e soprattutto) se espressa sotto forma di sacrificio.
Che cosa voglio dire con questo?
Che io non sono totalmente contraria alle elezioni, ma credo che non siano assolutamente sufficienti. Anzi, quasi per nulla, sufficienti. Questa è una cosa che penso di tutte le leggi. E’ ciò che penso del diritto.
Non credo assolutamente, che le situazioni di conflitto fra uomini e donne possano essere risolte con la legge, per esempio. In nessuna fase dei rapporti. Ma penso che delle buone leggi, possano un po’ migliorare la vita delle donne e degli uomini.
Mi accontento? Che fare? Preferisco le domande alle risposte, facili e non.
Ed è un’altra domanda, che adesso voglio fare: perché, mi chiedo – come è successo in questi giorni – un patrimonio di menti e corpi, ricchezze grandi, si presume, passano il tempo a litigare e ad accapigliarsi per dei seggi? Ecco. Qua metto un punto. E chiedo: perché? Per gli stipendi? Credo, spero di no. E allora, perché?
Qualche giorno fa, scusandomi per il fatto che non me ne importasse molto del risultato elettorale, chiedevo come fosse possibile un comportamento aggressivo e degli insulti, come quelli fatti a Barbara Spinelli.
Se dico che non ne sarei capace, non lo dico perché affermo di essere buona, ma perché penso, come ho detto sopra, che un seggio non risolva niente, o che comunque risolva poco. E quindi: ne vale davvero la pena?
Ancora, mi chiedo: come è possibile litigare a morte, scassare le password, dire cose racchie, insultarsi e avvelenarsi,  perché non è passato il proprio candidato? Perché, mi chiedo, e vi chiedo, quel candidato – per carità, come ho detto sopra, meglio averlo che no – risolverà davvero tutto?
O non sarà la risoluzione dei problemi, come è sempre, affidata ai comportamenti individuali, alle tanto citate, ma mai ben praticate, pratiche? Qualcuno chiede, “come cambiare i comportamenti”? Be’, è semplice. Cambiandoli. Che ognuno trovi il modo. Se si tratta di craccare una password, non la si cracchi, e se si tratta di insultare l’avversario, non lo si insulti. Complicato? Sono ammessi naturalmente, risentimenti e dispiaceri. Ma sul come risolverseli sono stati scritti trattati, e non è il caso di parlarne qui.
Voglio fare un passo indietro. Tanti si sono lamentati della scorrettezza di Barbara Spinelli – lo ripeto ancora, non è di lei che voglio parlare, ci ero riuscita per tutto il tempo della propaganda elettorale a non dire una sola parola, o solo qualche parola di affetto a cari amici, e amiche, candidati.
La domanda, ancora, è: perché chi l’ha insultata, invece di insultarla, non è andato(a) a sbirciare in qualche caspita di regolamentino? Due righe per accertarsi dei doveri e dei diritti degli eletti.  Una sbirciata. 

Forse lo stesso, assicuratosi della linearità di esso, e del comportamento giusto (o scorretto) dell’eletta, si sarebbe messo l’anima in pace.
“Ma”, tanti dicono, “Non c’entra la legge, è il comportamento”. No, invece c’entra. Perché, o accetti le elezioni, e allora ti becchi tutti i regolamenti, e le leggi collegate, e oltre a studiartele ci stai pure dietro, o non le accetti, come tanti hanno fatto (ne parlavo con Massimo Muccari dell’USB, che stimo), e fai altro. 

Altro di cui non è questo il posto per parlare. Ma per esempio: lotti fuori dai parlamenti, per cambiare qualcosa. Ci sono persone ai domiciliari, in questo momento, per una battaglia giusta come è quella del dare una casa a chi non ce l’ha.
Non sto a riaprire la questione Spinelli. 
Penso, come molte migliaia di compagni, che le elezioni non risolvano. Perché lo dico?
Perché, per esempio, non credo – anche se me lo auguro, con tutto il cuore, anzi rinnovo il mio in bocca al lupo, nel senso che il lupo la protegga e non che lei debba ucciderlo, a Eleonora Forenza – che le migliaia di disoccupati che non hanno lavoro, lo troveranno. Anzi, a proposito, lo dico: se devo essere sincera, credo che vadano restituite, anzi riprese, dignità, ragioni di vita e reddito, non lavoro.
Così come non credo che chi non ha una casa, vinte le elezioni europee, (anche se per poco), la troverà. E non credo, ancora, che le migliaia e migliaia di persone che vagano alla ricerca di un po’ di stabilità e fuori dalla sofferenza e dalla fame, troveranno un loro posto. Forse qualcosa di buono sarà fatto, e me lo auguro. Ma che si potesse evitare di aggiungere alle forme di umiliazione che ho sopra elencato, e che già conosciamo, altre, considerate chissà perché, minori, e che lo si potesse fare facilmente, era ciò che mi premeva dire.
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