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E’ tornato il Facilitatore

L’abbiamo capito: in Italia è tornato il “facilitatore(ice)”.
Il campione, come raccontano le cronache di questi giorni, è Odevaine (il Capo di Gabinetto del Sindaco Veltroni) che, con i suoi 5000 euro al mese, per “oliare i meccanismi istituzionali in materia di immigrazione” balza subito primo in classifica. Ma sarebbe ingiusto considerarlo un mostro. Tutt’altro.
Una massa di persone incapaci di dedicarsi a una specifica disciplina che non sia, beninteso, quella di collegare ambienti, gruppi, persone, “giri”, avvolge la nostra società, la protegge, le impedisce di crescere, di prendersi delle responsabilità di diventare, come si dice, “adulta”.
Che cosa fa il “facilitatore(ice)”, e come si muove?
Che si tratti di migranti o di letteratura, poco importa. Questa – ormai – vera e propria figura istituzionale, ha sostituito quella del(la) “sensale”. Di chi, cioè, ancora agli inizi del secolo scorso, combinava matrimoni, trovava case, piccole o grandi proprietà, faceva incontrare creditori e debitori, organizzava rinfreschi, procurava appalti, assicurava la gestione di Piccole Aziende, faceva presenziare alle Cene Importanti (a volte anche Eleganti), ti presentava l’Autore, l’Autrice, l’Editore, il Maggiorasco, a volte anche il Marito o la Moglie, e appianava spesso anche il “conflitto sociale”. Il tutto, in cambio di una “piccola tassa”, una cambiale, una piccola (o Grande) tangente, “io aiuto te, tu aiuti me…”, una Presenza, un Favore, una Preghiera, un Sorriso.
C’è qualche ambiente in cui essa manchi? Direi di no.
Se “Ci penso io…”, è il suo motto, sua caratteristica precipua è quella di non saper fare (quasi) nulla, ma di improvvisarsi (in cambio, come ho detto, di favori, di presenze, di prebende, di incarichi, di sorrisi, di battute di spirito) tutto. Briga, monta teatrini, li smonta, sparla, litiga, si riappacifica, li rimonta. Può essere di volta in volta, esperto(a) di letteratura, di immigrazione, di musica leggera, di filosofia, di catasto, di piani regolatori, di romanzi, di teatro. Poco importa che, in cambio dei suoi servizi, prenda 5.000 euro al mese, o sia accettato alle tavole della Dirigenza, della Presidenza, in TV, in Spiaggia coi Potenti, al Tavolo dei Maggiorenti, sul Palco in Piazza. Il Facilitatore(ice), come molte cose in Italia, non serve e non sa fare nulla, ma sta dappertutto. Normale, poiché siamo in Italia, che uno(a) che non si presti al ruolo di “facilitatore(ice)”, sia automaticamente etichettato(a) come “rompiscatole”, “uno(a) che si mette di traverso”. Ma questo, tanti anni fa, l’ha raccontato bene La Commedia all’Italiana. Genere che, oggi, il Facilitatore(ice) non disdegna, avendone la possibilità, di fare.

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