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Due più

 

Donna di grande intelligenza e di amicizie importanti (Giangiacomo Feltrinelli era quasi un fratello per suo marito, Giuseppe del Bo), Anna Boffino, nata a Milano nel 1925, sceglie da subito il linguaggio della radicalità. Ciò che però caratterizza il suo lavoro non è tanto la scelta delle tematiche, quanto la forma in cui le esprime.

Se i temi cui si interessa sin da giovanissima sono (seguendo anche la moda del tempo) quelli dell’ingiustizia in campo sociale, dello sfruttamento (maschile e femminile) in quello lavorativo, della mancanza di solidarietà nel mondo contemporaneo, sono il linguaggio e la pratica politica (femminista) di questa autrice – si laurea nel 1948 in Filosofia con Antonio Banfi – a risultare veramente originali. Coi suoi scritti e i suoi interventi, vuole da subito comunicare con un pubblico quanto più vasto possibile. Ed è così che – nonostante lavori da giovanissima per la casa editrice Feltrinelli, poi per Il Saggiatore di Vittorini, e collabori per «L’Unità» già dagli anni ‘50 – la vediamo affrontare nel 1968 una sfida difficilissima per quegli anni, la redazione cioè di un mensile a grande tiratura che si chiamerà «Due più. Noi due più i nostri figli». Si tratta di un giornale, pubblicato da Mondadori che parla con estrema serietà di temi e rapporti fino ad allora considerati superficiali: i sentimenti, i rapporti personali, le relazioni genitoriali e d’amore.

Intento del giornale non è il passatempo, né tantomeno la chiacchiera superficiale. Ciò che i redattori si propongono è di dare indicazioni per un modo diverso – da quello vissuto fino ad allora – di gestire sentimenti e relazioni, un modo più libero – alternativo veniva definitodi essere genitori, così come di gestire la propria sessualità e le relazioni in generale. Se strumento di analisi privilegiata sono la psicanalisi e la psicologia, non mancano indicazioni di tipo tecnico e medico su come gestire la contraccezione (sia maschile che femminile), e una sessualità «protetta».

Da «Due più» che avrà un successo straordinario, la Del Bo Boffino negli anni nel 1972 passa ad «Amica», un settimanale «femminile», questa volta. Vi terrà una rubrica «Da donna a donna», che in breve tempo diventerà un vero e proprio punto di riferimento (per uomini e donne) su temi e polemiche che riguardano la contraccezione, l’aborto, il divorzio, la parità nel lavoro. Compito dell’intellettuale, secondo l’autrice è in questo caso, quello di comunicare (attraverso lo strumento della lettera) con lettori e lettrici, esperti e non, in uno scambio continuo (alla pari) e proficuo per tutti. L’italiano usato è quello quotidiano, la lingua è strumento che ha per finalità lo scambio di saperi e conoscenze. Sul giornale non sono rare le inchieste, così come le interviste. Sia le prime che le seconde trovano nei libri che la Del Bo compila (a partire dagli anni ‘70) una seconda vita, un modo di sopravvivere alla transitorietà del periodico.

Ma il lavoro di Bo Boffino (che nel 1975 sarà anche eletta, come indipendente, al Comune di Milano, nelle liste del PCI) non è importante solo per le tematiche politiche in senso stretto che è riuscita a portare avanti, ma anche per tutto ciò che di teorico è riuscita ad affrontare. E’ del 1985 (sta in «Voi uomini» uscito per Mondadori), una sua riflessione sul tema del genere.

L’autrice scrive: «Ma la vergogna, quella davvero paralizzante, che poi ti fa sentire in colpa, non deriva oggi dalla trasgressione al codice non scritto della cultura di genere?», identificando nella gabbia delle identità (maschile/femminile) uno degli strumenti più forti non solo per infliggere infelicità, ma anche uno di quelli da cui, con più difficoltà, sia gli uomini che le donne faticano a liberarsi. Gabbia, quella del genere, da cui secondo Boffino ha origine la violenza degli uomini sulle donne (non si parlava di «femminicidio», ancora, ma la riflessione è proprio su questo): per l’incapacità che gli uomini hanno di gestire i cambiamenti sociali, così come le modifiche dell’identità che ad essi seguono. Oltre che consigliera, nel ‘91 preso «l’Unione femminile nazionale» (incarico che le darà la possibilità di tenere in piedi un’importante tavolo di lavoro fra donne), è Consigliera presso la Provincia di Milano dall’85 al ‘90. Avrà un ruolo fondamentale, nell’apertura dei Consultori Pubblici sempre a Milano, l’amata città dove, nel 1997, muore.

Ha scritto e pubblicato nel 1972 Dizionario della coppia (Milano), nel 1980 Pelle e cuore (Milano), nel 1981 Figli di mamma (Milano), nel 1983 Stavo malissimo (Milano), nel 1989 Le domande e le risposte (Milano), oltre al già citato, Voi uomini

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