Di cosa parliamo quando parliamo di biblioteche.








Il Ministro Dario Franceschini ha da poco lanciato un tweet in cui dice che “Faremo la Biblioteca Nazionale dell’inedito. Un luogo dove raccogliere e conservare per sempre romanzi e racconti di italiani mai pubblicati”.  Ah, si? A questo punto piombano a fuso le domande, e non solo perché frequento, per lavoro, quasi quotidianamente biblioteche civiche e nazionali, ma anche perché in quelle biblioteche conosco molta gente che ci lavora. Fra le domande, che sono moltissime, la prima: e di chi è stata questa bella pensata? Sua? Di suoi consiglieri? E se questi consiglieri riusciranno a realizzare la loro bella idea, quali le loro competenze? Sono bibliotecari, e se, no, emissari di Borges, lo scrittore? Di che si occupano? Sono editori, che hanno fra le mani inediti? A quali enti, consigli, consorzi, intellettuali, cooperative, fa riferimento il Ministro della Repubblica (nonché, come dice nella scrittina su twetter  “avvocato e scrittore”)? Se un accenno ho brevemente fatto per ciò che riguarda il soggetto che sulla qualità degli inediti dovrebbe dire la propria, un’altra domanda riguarda i soggetti, i cui inediti, questa bella pensata (idea) di Biblioteca dovrebbe contenere. Inediti di chi? Di autori che sono stati famosi, e non sono riusciti a pubblicare tutto in vita? O di autori e autrici che in vita non pubblicheranno mai? E chi deciderà della loro qualità? Pensiamo – limitiamo gli argomenti – ad autori noti, o meno, che abbiano lasciato inediti nel cassetto. Diciamo, i pubblicati. Ma in quel caso non ci sono già i Fondi, le Fondazioni? O sarebbero le Università, a dover supervisionare questi benedetti inediti? Sarebbero quindi, gli stessi scrittori, da vivi a dover proporre i loro inediti qua e là, sperando, almeno da morti di essere accolti da qualche parte? E, nel caso dei non-pubblicati, non sarà sufficiente il web che, come assicura Ferraris nel suo recente Mobilitazione totale è il più grande archivio documentale mai realizzato dagli esseri umani?  Un’altra cosa ancora, e per farla breve: quale la funzione di questa biblioteca? E sì, perché c’è da ricordare al Mininstro che le biblioteche, quelle dei libri editi, hanno più funzioni: se quella di conservare materiale librario ai fini della consultazione è fra le più conosciute, c’è anche la funzione di conservare materiale che – per scarsa attrazione economica, o meno – non venga per molti anni consultato. (Tralascio volutamente la funzione della biblioteca come punto di incontro, di scambio di informazioni, luogo di presentazione di materiali editi e non, e l’altra funzione che la vede deputata a luogo di studio).  In questo secondo caso, nel caso cioè della biblioteca che diventa punto di conservazione di materiale non consultato  di frequente, (e mi rendo conto dell’apparente paradosso, ma la biblioteca serve -essenzialmente – a questo), per lo studioso, la studiosa, è essenziale la facilità di acquisizione dello stesso. Diventa fondamentale che gli orari di disponibilità non siano troppo stretti, e quindi serve personale (retribuito!). Diventa fondamentale per chi studia avere la possibilità di disporre del materiale in breve tempo. Ma, seppure brevemente, come tutto in questo pezzo, non guardiamo solo agli studiosi, guardiamo anche ai bibliotecari. Come conservare il materiale esistente, con quali fondi? Come migliorare la possibilità di acquisire, con quali fondi? Come migliorare la possibilità di catalogare i libri, con quali fondi? Come migliorare l’acquisizione di materiale appena pubblicato, con quali fondi? Ecco, siamo arrivate, brevemente e di corsa, al punto. E’ stata divertente la boutade di Franceschini, il Ministro. Ora, per favore, pensiamo alle cose serie: servono fondi per far funzionare le migliaia di biblioteche civiche (e non) esistenti nel paese che, spesso vanno avanti grazie al volontariato di chi ci lavora. Servono fondi per le biblioteche statali (e non) il cui materiale è spesso inconsultabile per mancata conservazione (ma è cosa che sanno tutti, o lo si sa in pochi che i libri dopo qualche decennio diventano polvere?), servono fondi perché le biblioteche possano stare aperte tutte e più a lungo, con personale stipendiato.  La smettesse il Ministro con le sue boutade: una mia amica mi suggeriva che il Ministro vorrebbe imitare la Biblioteca Brautigan, una biblioteca che, negli Stati Uniti – paese dove le biblioteche esistono e funzionano benissimo – raccoglie scartafacci e inediti di tutti i tipi, più o meno divertenti. Può essere, nulla in contrario, in quel caso. 
Però, e non per fare l’esterofila, da utente, e anche da amante delle biblioteche e da amica di molti che nelle biblioteche ci lavorano, consiglierei al Ministro di smetterla di fare il Mastro Geppetto della situazione – di stanziare fondi e criteri per migliorare quelle che ci sono, esistenti, e che spesso hanno interi settori CHIUSI PER MANCANZA DI PERSONALE. Così dice la scritta.   

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Un pensiero su “Di cosa parliamo quando parliamo di biblioteche.

  1. Io questo ranctcoo lo lessi appena sfornato e mi piacque moltissimo, ora (rosicate gente rosicate) ho appena finito di leggere il tuo “il cacciatore” che mi ha colpito molto. e8 maturo e fresco insieme. Ormai il tuo stile e8 riconoscibile, chiaro, tutto tuo. Nel corso dei mesi (degli anni :-P) hai scolpito e definito la tua penna e adesso un Troccoli si riconosce subito! Insomma… e8 un’emozione enorme veder nascere un grande autore!

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