Dalla sorella di Steve Jobs, Mona Simpson











                                              


                                                     (Los Angeles, 2014) 

                                                                                                                                                                       Di Mona Simpson – autrice americana che conoscevo per aver letto Dovunque ma non qui (Mondadori, tr. Rambelli 1988) – sto leggendo La mia Hollywood (Nutrimenti Edizioni tr.Di Marco). 
L’idea è particolare: e se “50/50” trovi scritto nell’indice, a inizio libro, non capisci subito. Metà e metà di cosa? A cosa si sta riferendo l’autrice? Poi, basta poco.
Il mezzo e mezzo è riferito ai 36 capitoli che seguono. 
18 sono infatti stati redatti da Claire, musicista, appena diventata madre, costretta per questo a ricorrere all’aiuto di una babysitter. E gli altri 18 (nel libro si alternano, uno e uno) invece da Lola, la baby sitter filippina di Claire.
Le storie che le due raccontano riguardano William, il bambino – che Lola chiama Williamo – poi Paul, il marito di Claire, e i bambini che William frequenta – le loro madri – e ancora l’ambiente di lavoro di Paul, che lavora come sceneggiatore, o i figli di Lola – che studiano medicina nelle Filippine – e le altre baby sitter. Ci sono poi Jeff e Helen (una coppia di amici di Paul e Claire), e altre coppie. A legare il tutto, una visione di Los Angeles al di fuori dei luoghi comuni che riguardano Beverly Hills, ma anche al di fuori di quelli che riguardano le storie di criminalità organizzata, o che fa solitamente da sfondo ai noir.
Los Angeles quindi, come la città che migliaia di donne, e uomini – ma è soprattutto la vita delle donne ad essere descritta – vivono ogni giorno: il modo in cui è organizzato il lavoro per chi scrive sceneggiature, e la maniera in cui vivono le baby sitter, soprattutto le filippine: che cosa succede appena arrivano? Dove vanno a stare? Chi si occupa di loro? Che legame mantengono con il paese natale? Che cosa pensano dei loro datori di lavoro? E come vivono il rapporto con le baby sitter – il fatto di lasciare loro i figli – le losangeline e i losangelini? Un libro interessante, che ci riguarda da vicino. Quanto poco prestiamo infatti attenzione a chi si occupa dei nostri figli, dei nostri anziani, delle nostre case? Quanto consideriamo banali, e degne di poco interesse, le loro vite? E cosa pensa dell’occidente – del modo degli occidentali di crescere i figli per esempio – chi viene da posti dove gli euro o i dollari valgono oro?
Lo sguardo è comprensivo, ma mai lacrimoso. Un romanzo non banale, scritto da quella che da alcuni è conosciuta ancora solo, come “la sorella di Steve Jobs”.
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *