Dai, seriamente. Qualche motivo per criticare il Governo Monti.

Lasciamo stare quello a cui ci hanno abituato i governi precedenti. I nani, le ballerine, le pompette. Lasciamo stare per un attimo anche il linguaggio a cui ci ha abituato, il governo precedente. Di solito la politica serve a ragionare su quello che è il tipo di società in cui viviamo, o il tipo di società che vorremmo. Che tipo di società si può prevedere, sulla base del lavoro fatto, delle competenze, del curriculum, dal governo appena formato da Monti? Non mi metterò a fare l’elenco dei ministri, visto che l’hanno fatto in tanti. Ma se il ministro della Cultura è legato ai poteri della finanza, che tipo di scuola viene prefigurata da una loro alleanza? Se tre dei ministri provengono dal mondo cattolico – e non quello del volontariato spicciolo – ma da quello che fa riferimento ai poteri del Vaticano che cosa ci fa sperare che questo governo cercherà di migliorare le pratiche di convivenza degli esseri umani per ciò che riguarda quella struttura innaturale chiamata “famiglia”? E per ciò che riguarda le biotecnologie, perché all’improvviso la Chiesa attraverso questi suoi rappresentanti dovrebbe dire di sì alla ricerca? E per ciò che riguarda il lavoro, i rapporti strutturali ed economici che legano gli esseri umani, perché i rappresentanti della finanza che protegge il padronato, dovrebbero all’improvviso mettersi a fare non dico gli interessi dei lavoratori, ma almeno qualche cosa che assomigli a una ripartizione più equa dei profitti? Perché i rapporti fra gli uomini e le donne, e delle donne fra di loro, dovrebbero essere modificati se a portare avanti un ministero in cui c’è una donna che dice, “Il mio miglior amico è mio marito!”? 
Non sono vaghe osservazioni, o cercare il pelo nell’uovo. Per queste persone persino la socialdemocrazia è un lusso. Sarà grasso che cola se metteranno in circolazione più liquidità in modo da far aumentare i consumi, ma a una società più giusta – cosa che, con i livelli di ricchezza e di competenze dell’Italia attuale potrebbe essere garantita a tutti – è meglio non pensarci proprio. Faranno forse la patrimoniale, per far dire a Vendola, “Sono contro i ricchi!”, e prepararci a un governo prossimo gestito più o meno come quello attuale, forse con qualche cattolico in meno. 
Ricordiamoci che i cattolici a questo giro hanno preteso tre ministeri poiché hanno contribuito a far cadere Berlusconi. Ma una società più giusta non è solo quella che toglie una volta ogni tanto qualcosa a uno ricco, per accidente. Una società più giusta è quella che fa un piano per migliorare i livelli di vita delle persone, per rendere – almeno sulla carta – la vita più facile a tutti, e che non considera chi ha uno stipendio, un sussidio, una pensione, inferiore strutturalmente, a chi regge i cordoni della borsa. (Chi non ha niente, va da sé, e considerato come delinquenza, se non altro in termini potenziali).  Anche perché da un pezzo non è più così. Grazie alle tecnologie, alla ricchezza che circolano nelle società occidentali, come dicevo più sopra, la cultura e la conoscenza sono strumenti acquisiti da una grande fascia di persone. 
Intelligenza padronale, se esistesse, vorrebbe che queste capacità e competenze venissero messe al servizio di tutti.
Una società più giusta è quella che non solo prevede che i profitti siano ripartiti con maggiore equità, ma che sia capace di prefigurare un modo di vita migliore per tutti. Questi qui, tolta la crisi, che potrebbe procurare qualche pasticcio alle aziende di famiglia, o ai portafogli, vogliono mantenere le stesse condizioni di esistenza dannata, per tanti. Le stesse che ci sono ora.

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