Da Thelma e Louise alle Olgettine

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Sono passati vent’anni da Thelma e Louise di Ridley Scott.
Il film che ha tanto influenzato l’immaginario femminile in tutto il mondo è uscito infatti nel 1991. Sono moltissimi i video e le narrazioni realizzati in omaggio ad esso. E la vicenda ha così colpito la fantasia delle donne italiane che, pochi mesi dopo il film, un paio di ragazze ha ripetuto l’esperienza della fuga e della rapina. Il finale però era diverso.
Al film qualche anno fa si sono ispirati gli autori del cartone animato I Simpson, nella puntata in cui Margot prende la macchina e fugge on the road inseguita da Homer. Lady Gaga ancora nel 2010 cita le due eroine in un famoso video che si chiama Telephone. Anche in Italia, come dicevamo, l’opera ha fatto breccia nei cuori e nella testa di molte donne. La cantante pop Giorgia nel 1995 ha inciso un CD intitolato Come Thelma e Louise. Con una delle canzoni del disco ha vinto il Festival di Sanremo. Nel 1999 Radio Tele Montecarlo ha chiamato con lo stesso nome del film un programma di viaggi. Ha avuto molto successo. A condurlo è Justine Mattera, una presentatrice diventata famosa per la sua somiglianza con Marylin Monroe. Fra i romanzi quello che più lo ricorda è Benzina di Elena Stancanelli. Uscito nel 1998, è la base da cui la regista Monica Stambrini trae un film, nel 2002. Alla sceneggiatura collabora la regista femminista Anne Riitta Ciccone.
Ma forse stiamo parlando di opere che evidentemente – e non per colpa delle autrici – hanno vita effimera.
Altrimenti non riusciamo a spiegarci come mai, a distanza di così pochi anni altre sono le vite e le storie che sembrano interessare molte giovani donne italiane. Non riusciamo a spiegarci come mai tante ragazze in Italia aspirino a lavorare nel mondo di certo spettacolo, o a farsi strada in certi contesti politici. Sono contesti la cui gestione è affidata quasi esclusivamente all’entourage del presidente del consiglio, o a suoi diretti collaboratori.
Per capirci qualche cosa di più, su quali siano gli elementi di fascinazione che questi mestieri offrono, abbiamo deciso di studiare meglio non le ragazze dell’Olgettina – cosa che fanno in tanti e che non ci sembra portare la comprensione del fenomeno molto in là – ma il film Thelma e Louise.
Abbiamo confrontato gli elementi fondamentali che reggono la narrazione di questa famosa, grande storia di libertà, con gli elementi più ricorrrenti in tante intercettazioni, dichiarazioni, massime, affermazioni fatte dalle ragazze che col presidente del consiglio hanno in qualche modo a che fare. Sono tutti testi, copioni, intercettazioni, che possiamo trovare a puntate sui maggiori quotidiani nazionali, o roba che si può facilmente vedere su youtube, sul web, su fb, su internet in generale, e che di questi nostri ultimi anni costituisce un po’ la storia.
Abbiamo preso dei temi in particolare. Li anticipiamo, sono quelli che, come dicevamo, sorreggono entrambe le narrazioni.
Il primo. L’altra metà del cielo. Che cosa pensano Thelma e Louise degli uomini? E le ragazze che vivono all’Olgettina, invece? E ancora. Il paeaggio urbano, la folla. Che cosa pensano Thelma e Luoise della strada, della città, del rapporto con le persone che la vivono? E le nostre connazionali? Poi, i soldi. Che rapporto hanno col denaro Thelma e Luoise? E le nostrane, invece? E ancora: la libertà. Per cosa conviene vivere e per cosa morire? Queste e altre cose così, abbiamo deciso di indagare. E se non ce la faremo ad esaurire qui l’argomento, magari ne faremo oggetto di uno studio futuro.

Chi è il pollo, chi c’è da spennare?

E’ una cosa che viene fuori da tutte le intercettazioni. Il Presidente del Consiglio, lungi dall’essere oggetto d’amore è un pollo da spennare. E per far questo non vige però un regime di complicità fra le ragazze. Ognuna bada ai fatto suoi, anche se l’affermazione più ricorrente è: “Fallo pagare!”. Il sentimento che tiene assieme le ragazze dell’Olgettina quindi, non è tale da prefigurare modi di vita alternativi, né il loro stare assieme assume mai tracce costruttive, costitutive di un soggetto. E’ uno stare assieme difensivo, il loro. Devono guardarsi da lui. O a volte, sempre per difendersi, devono guardarsi da qualcuna che assume troppo potere, quella cui magari lui regala una macchina in più, o un gioiello più caro, o troppi soldi. Una cosa è certa. Per conquistare l’obiettivo che è quello di spennare il pollo, bisogna coalizzarsi. A volte sono i fidanzati, altre volte le madri, o i padri, gli amici migliori. Nessuno ha intenzione di buttare giù il Dispensatore. Se è un tiranno, lo è perché tiene in mano i cordoni della borsa. Basta trovare il punto debole. Per questo più teste sono meglio di una. Il contrario in Thelma e Louise. Qui, a ben vedere l’unica ad essere derubata materialmente è Thelma, dal bel ragazzo – un Brad Pitt giovanissimo – con cui durante il viaggio ha una storia di sesso. Lo lascia un attimo da solo in camera e quello le frega i soldi, rovinando lei e l’ amica. In quanto alla complicità che lega Thelma e Louise, niente di più reale, di più forte, di più vero. Louise, sin dall’inizio tiene a Thelma, e vuole portarla in vacanza con sé. Sarà lei a sparare all’uomo che tenta di violentare l’amica. Lo uccide quando lui la insulta. Sente le parole che dice e mira la cuore. Lo ucciderà. Scopriremo poi che anche Louise è stata violentata da ragazza. Le due eroine considerano quasi tutti gli uomini che incontrano, almeno da un certo punto in poi, porci da punire. Nessuna seduzione è più ammessa, da un certo punto in poi. Spareranno al camionista che fa vedere loro la lingua, gli faranno esplodere il camion. Chiuderanno il poliziotto ottuso nel cofano dell’automobile, dove per non fargli mancare niente, un accannato di passaggio con tanto di rasta soffierà dentro un po’ di fumo buono. Anche le altre donne che Thelma e Luoise incontrano lungo la strada, quasi tutte cameriere di motel o di bar, sono loro complici.

Fuggire la strada, fuggire la folla?

Se nel film sceneggiato dalla brava Collie Khouri la libertà che la strada offre e le emozioni che promette sono motivi su cui la narrazione si regge, non è così per per le ragazze dell’Olgettina. In Thelma e Louise, la sfida alla strada, e agli uomini che la dominano è portante. Thelma fugge dal marito per poter viaggiare, per poter uscire dalla sua casa. Rischia di essere violentata per colpa della sua curiosità, perché vuole entrare nel bar a divertirsi. E quando Louise le dice, “E’ meglio di no”, reagisce con un rimprovero che vale un insulto, “Non sei mica mio marito!”. E’ la voglia di incontrare gente comune, di stare in mezzo alla folla, che frega ancora Thelma. Vuole dare un passaggio al giovane Brad Pitt, che si rivelerà, come abbiamo detto un rapinatore. Anche in Louise c’è la curiosità per la strada e chi la vive, ma in un modo diverso. E’ l’affetto per le persone sedute sulla soglia della loro casa, come a custodirla, a predominare. Regalerà a un vecchio il suo orologio e le poche cose che ha, quando capisce che la sua vita è cambiata. Tutto il contrario delle Olgettine, dicevamo. Per loro, lasciare la folla, non prendere più l’autobus, farsi regalare la macchina – oggetto che serve a separarle dagli altri – sono il vero obiettivo per cui si frequenta un vecchio, che deve essere ricco. Per loro, la vita ha un senso solo quando siano invitate a feste di persone importanti, dove possano avere altre occasioni di incontro importanti.

Che farne dei soldi?

Thelma e Louise usano i soldi per sopravvivere. Il denaro va speso. Se prima della tragedia è al divertimento che si guarda, dopo di essa servirà invece per salvarsi la pelle. Non è così per le ragazze dell’ Olgettina che stando alle intercettazioni, usano il denaro,“ per aprire un bar col fratello, per pagare il mutuo di casa, per mandarli alla sorella al Sud”. La grana serve per sistemarsi. E quello scelto – sfruttare un vecchio – non è peraltro un modo che faccia correre gravi rischi. Forse solo quello di essere intercettate. Di fare magari un po’ una figura di merda. Non è un reato vendersi a un vecchio, e soprattutto quando si è maggiorenni. Tanto più che si lavora al chiuso. Thelma ha coi soldi un rapporto diverso da questo. Per salvare se stessa e l’amica, compie una rapina a mano armata. Solo che il reato verrà ripreso dalle telecamere e così la situazione sua e di Louise, peggiorerà di molto, soprattutto agli occhi dell’ FBI. In realtà anche altri personaggi del film, dimostreranno poco attaccamento ai soldi. Il fidanzato di Louise gliene porta subito dei suoi, appena lei ne chiede, e anzi trasforma la richiesta in un’occasione per poter parlare alla donna e cercare di capire cosa stia succedendo. Ma anche il marito di Thelma non è ai soldi che tiene. Forse la crisi non premeva, nera come adesso, nel 1991? Se il marito la rivuole è perché la moglie è ai suoi occhi, un oggetto di proprietà.

Per cosa davvero vale la pena di vivere?

Tutti sanno che le due donne, alla fine del film si getteranno nel Gran Canyon. Lo faranno per non farsi prendere vive, premendo il pedale dell’acceleratore e tenendosi stretta la mano. E’ a una vita sbagliata che entrambe rinunciano. Louise, che di lavoro fa la cameriera in un bar, non si era mai accorta di essere stata amata. Thelma che è una casalinga, non si era mai accorta di avere la forza di poter rinunciare al marito. E quando lo scoprono sembra essere tardi. Davanti al Grand Canyon, luogo simbolo fino alla banalità, della vastità e della vacuità delle cose umane, le due scelgono una delle tante forme di libertà concesse agli esseri umani. Quella senza ritorno. Una domanda che riguarda le Olgettine, adesso. E’ libertà la loro, come qualcuno dice? Se sì, è la stessa che il loro patron da anni ci spaccia come tale? La verità è che il capitale ha trasformato elementi di regressione in pratiche trasgressive, li ha capovolti. Restano due domande: come ha fatto? Quanto ne è responsabile la sinistra.

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Un pensiero su “Da Thelma e Louise alle Olgettine

  1. La sinistra è responsabile quanto la destra e quanto il centro. Non è una questione di colore ma di sistema.
    La politica è quello che gli elettori votano.
    Gli elettori danno il loro voto in base alle informazioni che hanno.
    La società è malata. Un solo esempio: abbiamo il tasso di disoccupazione giovanile più alto d'Europa ma se non ci fossero gli immigrati il paese si fermerebbe per mancanza di manodopera. I nostri pargoli non si sporcano le mani ma abbiamo paura che gli immigrati gli tolgano il lavoro.
    "Non abbiate paura", diceva Giovanni Palo II. Totalmente inascoltato da certi farabutti che cavalcando la paura riescono a rimanere sugli scranni di Roma ladrona per meglio acchiapparne gli emolumenti e le prebende.
    E cosa fa una società malata?
    Semplice: elegge una classe politica malata.
    Di chi la colpa primaria per questa società malata e per questa politica malata?
    A mio avviso la colpa primaria è da attribuire ad una informazione malata. I giornalisti sono i principali responsabili di ogni male. Quando i giornalisti lavorano male, la società va a scatafascio, la politica pure e le olgettine sono solo la punta dell'iceberg.
    E cosa succede in questi frangenti? Arriva un colpo di Stato che rimette le cose a posto? Si svuotano i frigoriferi e si fa una rivoluzione? Succede un miracolo e si materializza dal nulla un sistema di informazione e di formazione corretto capace di mettere gli elettori in grado di non fare errori quando vanno a votare?
    Francamente non lo so; però mi hanno fatto molto riflettere quegli operai disoccupati che, non avendo altri punti di riferimento, sono andati in Piazza San Pietro ad ascoltare il Papa.
    La Chiesa ha supplito alla mancanza di istituzioni affidabili in vari frangenti, nel corso di molti secoli. Io sono un emigrante da oramai trent'anni e non mi sono mai veramente integrato nel territotio che mi dà da vivere. La Toscana è una terra bellissima e la sua gente è bellissima. Gente vera. Gente di cuore. Ma sono nato nel Salento e mi sento ancora salentino. Quindi mi sento di appartenere ancora ad una terra che per secoli è stata merce di scambio, territorio di conquista e territorio di scorribande. Il quella terra lo Stato si è assentato spesso nel corso dei secoli e in quei frangenti le popolazioni salentine hanno avuto la Chiesa come solo punto di riferimento. Nei periodi più bui i monaci basiliani provenienti dall'oriente hanno dovuto persino istruire i contadini a coltivare l'ulivo e la vite. In altre parti d'Italia la Chiesa si è addirittura sostituita agli Stati diventando anch'essa Stato e combinando anch'essa parecchi danni. A dimostrazione che gli Stati hanno una specie di maledizione intrinseca e sembra quasi che di tanto in tanto andrebbero semplicemente smantellati e ricostruiti su nuove fondamenta. Ma cribbio! Possibile che dopo soli 150 anni dobbiamo di già rifare tutto?
    La vicenda degli operai in Piazza San Pietro mi ha suggerito che forse sta per cominciare un'altro ciclo. Un'altra supplenza.
    Bene fa la FIOM ad intentare causa a Marchionne. Qualora dovesse aver ragione lo schiaffo non sarà per Marchionne ma per una politica che ha voluto un sindacato diviso pensando così di poter meglio usare il territorio come merce di scambio, di comquista e di scorribande.
    Saremmo arrivati a questo se avessimo avuto una informazione corretta? Io credo di no. Credo che saremmo usciti di casa tutti quanti e saremmo andati a sostituire Sacconi con un ministro capace di pensare al bene comune. L'avremmo fatto se l'informazione ci avesse avvertiti di che razza di manigoldi c'erano al potere quando il sindacato si spaccava.

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