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Cuore di Laurie Anderson

Laurie Anderson aveva una cagnolina. Se l’era andata a prendere in un canile. Quando il veterinario, vedendo che non stava bene le consigliò di sopprimerla, Laurie se la riportò a casa. Poi la cagnolina muore, e Laurie “improvvisa” questo film. In questo “montaggio di cose personali”, (Goya mischiato alle foto d’infanzia, Lolabelle diventata cieca che suona il piano, e Lolabelle dal veterinario, morente: un insieme di immagini, foto, musica, scelte con una cura che è la cifra del film) Heart of a dog, la Anderson parla con noi – ed è davvero un’affettuosa conversazione la sua – delle cose che per lei contano, di quelle che per lei hanno (avuto) un senso. E poco importa che ci dica della volta in cui, da ragazzina fece cadere i suoi due fratelli nel lago di Chicago – città dove è vissuta da piccola – con tutto il passeggino – fu la volta che capì quanto sua madre l’amasse, per come fu comprensiva – o che ci mostri il video della sua Lolabelle, la cagnolina, mentre suona la pianola. Laurie, ma non avevamo bisogno di vedere questo film per saperlo, è una donna che conosce l’empatia, che – anche quando si riferisce ad argomenti logorati dal troppo parlarne, come l’11 settembre – ha modalità e toni talmente personali – e non è detto che siano tutti, davvero autobiografici! – da incantarci. Peccato che sia stato in sala solo due giorni in Italia, perché è un’ottima risposta alla domanda che spesso viene posta a chi ama i cani: “Ma con tutto quello che succede agli umani, ti sembra sia il caso di dedicare tanto tempo a un cane?”. Non importa quale sia l’oggetto del nostro d’amore, importante è la lunghezza d’onda su cui andiamo a sintonizzarci, la tonalità che scegliamo nel nostro stare al mondo, sembra dirci Anderson. E non forse questo il migliore insegnamento che possa dare un’artista? E’ una risposta anche alla domanda che in tanti e tante, a volte ci poniamo: cosa farne del nostro dolore, dove metterlo? Come comportarci quando ci muore una persona cara, una bestiola, quando vediamo qualcuno soffrire: che cosa possiamo fare? L’indicazione non è solo sull’uso della la tecnologia a fini “riparativi” – la moderna tecnologia permette facilmente, a ciascuno di noi, di rielaborare, rivedere, ripensare (a) ciò che abbiamo perso, o che vorremmo recuperare; ci permette di rimettere assieme i pensieri su qualcosa che ci fa stare male, in uno scambio continuo di identità, una continua alterazione di stato, fra presente, passato e futuro – ma anche sulla possibilità che ciascuno, ciascuna di noi ha, di scegliere se stesso, di volta in volta, e anche qui, in un continuo passaggio di differenti identità. Assieme a tante cose negative. la contemporaneità un paio di cose buone le offre: a noi, saperle vedere. Tutto sommato, è lo stesso insegnamento che la madre comunica a Laurie il giorno in cui fa cadere i fratellini nel lago, “Conta che tu sia stata brava a nuotare, non che siano caduti”, o qualcosa del genere.

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