Così il Giappone ha vinto la sfida. “Acciaio elastico e cuscinetti antisismici” (Fukushima 2011)

Un terremoto di grado 7, nell’Appennino meridionale provocherebbe tra i 5 e gli 11mila morti, in Giappone 50. Un sisma ancora più violento (intensità 7,5) in Calabria causerebbe tra le 15 e le 32mila vittime, appena 400 in una città densamente popolata come Tokyo.

A fare la stima dei possibili danni di un identico sisma in Italia o in Giappone è uno studio di Alessandro Martelli, che insegna “costruzioni in zona sismica” all’università di Ferrara, dirige la sezione “prevenzione rischi naturali” all’Enea ed è presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica. “In Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale” dice. “E invece da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione”.

Il “segreto” del Giappone (ma anche di California, Messico, Turchia, Nuova Zelanda) sta in tecnologie come i cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, l’uso di acciai molto più elastici del normale, la fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.

“Non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica” sottolinea Rui Pinho, che insegna meccanica strutturale all’università di Pavia ed è responsabile del settore rischio sismico all’European Centre for training and research in earthquake engineering. “Lo provano i casi di California e Giappone, dove sismi molto potenti provocano danni limitati”.

In Italia un censimento degli edifici più o meno resistenti ai sismi esiste, ed è in mano tra gli altri alla Protezione Civile. Viene però classificato tra i “dati sensibili” e non è reso pubblico. “Divulgarlo potrebbe generare paure ingiustificate tra la popolazione” spiega Pinho. Secondo cui a subire i danni maggiori durante un sisma sono soprattutto gli edifici in muratura (“Solo il 10% dei palazzi che crollano sono di cemento armato”) e l’80% delle strutture edilizie italiane è in grado di uscire indenne da un evento come quello abruzzese. “A crollare per una magnitudo 5 o 6 è lo 0,5% degli edifici” dice l’ingegnere di Pavia. “Una percentuale piccola, eppure l’evento è così disastroso da lasciare difficilmente sopravvissuti”.

La “vulnerabilità” degli edifici dell’Aquila, in particolare dell’ospedale San Salvatore, non è passata inosservata nemmeno alle Nazioni Unite. Dopo che un sisma classificato come “di intensità moderata” ha distrutto parte dell’Abruzzo, l’agenzia dell’Onu per la prevenzione delle catastrofi ci ha ricordato il dovere di adottare di più i criteri antisismici. “Costruire un edificio nuovo nel rispetto delle norme antisismiche fa lievitare la fattura del 3-5 per cento. Risparmiare una cifra ridicola e non rispettare le norme di sicurezza è un gesto criminale” ha detto lunedì Pascal Peduzzi, consigliere scientifico dell’agenzia Onu basata a Ginevra “International Strategy for Disaster Reduction”. Ieri gli ha fatto eco il direttore dell’Isdr, Salvano Briceno: “Gli ospedali avrebbero dovuto essere rafforzati meglio, riducendo la portata della catastrofe. Si tratta di edifici essenziali, che bisogna rafforzare in modo prioritario”. Il San Salvatore “è stato costruito 15 anni fa, quando già si disponeva delle informazioni tecniche” per difendersi dalla violenza delle onde sismiche.

“L’Italia – secondo Pinho – ha una normativa e un livello della ricerca che sono all’avanguardia nel mondo. Il vero punto debole è l’applicazione delle leggi”. Per iniziare a costruire le scuole con criteri anti-terremoto, in Italia, c’è voluta la tragedia di San Giuliano. “Quell’istituto, il primo in Italia, ora è stato ricostruito con un isolamento sismico alle fondamenta. Altre 15 scuole attualmente sono in costruzione con la stessa tecnica, di cui sei solo in Toscana” spiega Martelli.

what dreams may come dvdrip Alle lungaggini della politica, in Italia si sovrappone una storia edilizia lunga e stratificata. “Abbiamo edifici di centinaia o migliaia di anni – sottolinea Giampaolo Cavinato, ricercatore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr. “A volte si è ricostruito sulle rovine di edifici distrutti, e perfino capire come sono fatte le fondazioni diventa difficile”.

(sta in: www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/terremoto-nord-roma-1/giappone-case/giappone-case.html)

  •  
  •  
  •  

2 pensieri su “Così il Giappone ha vinto la sfida. “Acciaio elastico e cuscinetti antisismici” (Fukushima 2011)

  1. In Italia ci piace piangere sugli angeli, le esequie delle vittime in diretta TV, il corteo dei politici e sottosegretari in grisaglie; ma, vera spina nel pesce, gli squali che ad ogni tragedia affondano i propri denti nella polpa carnosa della ricostruzione. Un paese che non impara dagli errori, è un paese malandato.

  2. Chi cuce e scuce non perde mai tempoLa mano destra non sa qulelo che fa la mano sinistraSono proverbi calzanti per i progetti puntualmente finanziati per VentoteneMa in Regione Lazio chi porta i conti e chi controlla la coerenza.E’ proprio vero che i debiti pubblici sono dovuti a queste follie!!!!!!!!!Possibile che nessun partito che siede in Regione non contesta tutto cif2 e non invoca un controllo????????Prima grande enfasi con relativo finanziamento per :Ventotene, l’isola a zero emissioniSostenibilite0 ambientale nelle isole minori. Risparmio energetico e fonti rinnovabili 1.766.800,00 euro Ministero AmbienteGRANDE GIUSTIFICAZIONE:Chiusura al traffico veicolare, car-sharing ecologico, trasporto di merci e persone con mezzi elettrici che progressivamente andranno a sostituire il parco macchine esistente, stazioni di rifornimento, tettoie e banchine fotovoltaiche, sistemi di infomobilite0 e monitoraggio ambientale (per le emissioni, il livello acustico, il campo elettromagnetico), applicazione della tecnologia solare termica e del solare di terza generazione, illuminazione a basso consumo. E ancora colonnine di ricarica dei mezzi, telemetria di bordo, sistemi di comunicazione wireless Wi-Fi. Nei piani della Regione Lazio per Ventotene c’e8 tutto questo: l’obiettivo, concreto, e8 fare dell’isola del Tirreno la prima comunite0 sostenibile del Lazio. Un modello virtuoso di isola completamente ecologica, unico a livello nazionale, frutto della collaborazione dell’Assessorato all’ambiente, aziende e le universite0 di Roma La Sapienza e Tor Vergata. Tra i partner attivi del progetto c’e8 la Piaggio, che fornisce i mezzi oggetto della sperimentazione, Aci Consult, che mette a disposizione dell’isola le infrastrutture di ricarica per i mezzi e Cnos-Fap che si occupa della formazione tecnico-professionale agli operatori territoriali del comune di Ventotene. Ventotene che mira a diventare anche un esempio concreto di ‘smart grid’.POI PROGETTO SALVAGUARDIA PORTO ROMANO GRAZIE AL TUNNELFINANZIAMENTO DI BEN SEI MILIONI DI EUROE’ proprio vero Ventotene e8 l’isola del tesoro!!!!!!!!!!!!!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *