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Conosciamo davvero i romanzi classici?












Anna Karenina, La Montagna Incantata, Moby Dick
Sentendo questi tre titoli molti di noi diranno “Lo conosco!”. Molti di noi arriveranno a riassumerne brevemente la trama. Qualcosa tipo, “La storia di una donna che muore suicida”, diranno molti di Anna. O “La storia di una balena!”, del terzo titolo. 
Molti di noi questi tre libri li hanno letti. Ma conoscere un romanzo secondo me vuol dire, ricordarsi per esempio, in che modo è scritto, e non solo chi l’ha scritto. Facciamo questa prova, allora. Anna Karenina: chi è il narratore? E’ scritto in prima o in terza persona? Quali sono i personaggi principali, quali i secondari? Come è diviso, in capitoli? Più o meno quante sono le parti in cui la storia è divisa? Quale la trama? Quando si svolge? Sono sicura che, molti di quelli che dicono di aver letto i libri di cui parlo, non sapranno rispondere positivamente a queste domande. Lo dico, perché è successo a me. 
Da questo deriva secondo me il fatto che il classico richieda una forma di continuo aggiornamento. Leggere La Montagna Incantata a 17 anni non è lo stesso che leggerlo a 50. Lo dico perché l’effetto che mi ha fatto la lettura recente di questo libro è stata di grande soddisfazione. Ammesso che sia la parola giusta da usarsi per quel che riguarda un romanzo. Perché parlo di soddisfazione? Ricordavo parte della trama, e quasi tutti i personaggi. Ma non bene come a una prima impressione avrei detto. 
Faccio degli esempi. Che la “ghirghisa”, la donna di cui il protagonista è innamorato, sbattesse la porta tutte le volte che entra nella sala da pranzo del sanatorio, è cosa che avevo dimenticato. Ed è un particolare bellissimo per descrivere una persona. Così come avevo dimenticato la “povertà” di Settembrini nel momento in cui esce dall’istituto. O certe descrizioni del paesaggio di montagna. Certamente molte delle descrizioni del paesaggio di montagna, adesso, mi sono molto più chiare perché conosco meglio, nella realtà, quel paesaggio. Così come ho notato la bellezza che c’è, nel descrivere una persona che entri lasciando sbattere la porta, senza accompagnarla, solo perché, probabilmente, nella quotidianità ho notato qualcuno che lo fa, o forse l’ho fatto addirittura io. E ancora, deve avermi colpito l’imbarazzo di Settembrini, che porta con sè la sua povera roba, perché di gente che da un giorno all’altro lascia un posto, dove ha vissuto per qualche tempo, portandosi dietro quel poco che ha, devo averne conosciuta. 
Ma è proprio per questo che i classici richiedono una lettura continua. Il meccanismo è così semplice da poter dare la definizione di classico proprio sulla base di questa continuità di rapporto. 
Un classico è un libro che è continuamente presente nella nostra vita. Un libro cui diamo appuntamento ogni tanto, proprio come a un caro amico o una cara sorella.

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Un pensiero su “Conosciamo davvero i romanzi classici?

  1. Hi Christie,I just sent you out a package with Christmas cards for OWH today. I had a nice note that I was going to incldue but sealed the envelope before inserting the note. lolol My return addy is on the envelope so I would appreciate it if you would let me know when you receive them. Thanks so much! *hugs* Helena Lane – Millinocket, Maine

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