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Combattente Petronilla

 

Non perché vesta il piede
i tragici coturni, avvien che sempre
abbia la scena sanguinoso fine;
spesso al dolor si vede
seguir la gioia e con amiche tempre
variarsi fra lor regno e confine;

E’ una trama che pare tratta da Shakespeare (in realtà è l’autore inglese – principe e principio  regolatore del canone, quello celebrato da Harold Bloom – che si è spesso ispirato a storie italiane o più genericamente della nostra penisola)  la vita (e l’opera) di questa magnifica poetessa e scrittrice.

Ignota ai più (e alle più), in Italia (soprattutto), paese dalle ideologie facili e dai proclami dirompenti quanto noiosi, la Paolini fu accolta in Arcadia con il nome di Fidalma Partenide, e appartenne anche all’Accademia degli Insensati a Perugia. .

Vediamo chi era, allora la tragicissima quanto determinata Petronilla Paolini Massimi.

Nasce a Tagliacozzo (in Abruzzo) nel 1663 – feudo, all’epoca, dei Colonna – e muore a Roma nel 1726.
Le assassinano il padre, Francesco Paolini di Magliano che è una bambina. L’assassino non viene mai trovato, né punito. I motivi sono probabilmente legati alle grandi ricchezze che l’uomo possedeva. La madre va a vivere a Roma con la figlia e lì, assediata dai cacciatori di dote, chiede aiuto al Papa, Clemente X, che per tutta risposta dà la «pontificia dispensazione», – nonché intercessione – per far sposare Petronilla, che all’epoca ha solo 10 (dieci) anni con uno della famiglia Massimi.
Così la bambina diventa Marchesa. Passano gli anni. Il marito è un violento, un prepotente, geloso, si oppone a tutto, persino all’inclinazione letteraria della moglie. Petronilla scappa, si chiude in convento al Santo Spirito. Lui le nega qualsiasi aiuto, e non le permette di vedere i figli, uno dei quali muore. Petronilla lo denuncia, e…il tribunale le dà ragione (sta in Natalia Costa-Zalessow, 1982). Petronilla non lascia il convento, e continua a scrivere, poesie soprattutto, di cui molte di buona fattura. Quando il marito muore, lascia il convento di Santo Spirito per Palazzo Massimi, dove vivrà fino ai suoi ultimi giorni.

E’ sepolta nella Chiesa di Sant’Egidio a Trastevere.

Sue liriche si trovano in Lirici del Settecento,  a cura di B. Maier, Ricciardi, Milano-Napoli, 1959; Poesia del Settecento, a cura di C. Muscetta e M.R Massei, Torino, 1967; Croce B., Fidalma Partenide, ossia la marchesa Petronilla Paolini Massimi in La letteratura italiana del Settecento, Bari, 1949.

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