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Autocensura (e censura) nelle scritture femminili dal dopoguerra ai settanta: il caso Italia

Obiettivo dell’intervento è indagare le modalità (auto-)censorie e di modifica del canone maschile, in alcune scrittrici italiane dal Dopoguerra, (e fino ai settanta), a partire dalle relazioni che legavano molte di esse ai maggiori personaggi (maschi) pubblici dell’epoca. La geografia del romanzo femminile negli anni di cui si parla, è infatti – a parere di chi scrive – di totale autosufficienza, dal punto di vista della scrittura. E però, le donne che scrivono sono, molto più che in altre generazioni, legate a «uomini pubblici» nella vita privata, risultando in questo modo esposte, a volte solo (o anche) in quanto «mogli di», «figlie di», «amanti di».

Si cercherà di dimostrare quindi, come a partire dalla scrittura per esempio, di De Cespedes (e di Quaderno proibito, in particolare) ci sia un vero e proprio sviluppo di genere autonomo. Verrà descritta la doppia dinamica – da una parte l’autosufficienza nella forma narrativa, e dall’altra, il legame pubblico (o parentale) con uomini che il canone formale, (o, nel caso di uomini politici, la morale dell’epoca) di quegli anni hanno contribuito a formare (Longhi-Banti, Calvino-De Giorgi, Volpini-Piovene, Buzzati-Masino, De Francesco-Ferri, Fortini-Mattioli, per citarne solo alcuni) – su cui l’esistenza di tante autrici si è basata.
Come si modifica la scrittura, a partire dalla consapevolezza che l’agente ha, dell’aspettativa pubblica? Come si modifica il pensiero e l’espressione di esso, sapendo che tutto va filtrato per un pubblico «prevenuto»? E ancora: come spiegare il gran numero di scrittrici legate (figlie, mogli, amanti) a uomini pubblici, nello stesso ventennio, e che hanno trovato nella scrittura di finzione una possibilità di espressione? Come mai, oggi, questi romanzi sono stati dimenticati, pur avendo un valore testimoniale, oltre che – a parere di chi scrive – artistico? E’ possibile immaginare che sia in atto una vera e propria forma di censura, nei confronti di opere che – viene dato per scontato – per il fatto di essere state scritte da «compagne di», «figlie di», «mogli di», siano considerate a priori di scarso valore?

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