Ascoltando Il Teatro degli Orrori

Come mai i giovani ascoltano Majakovskij?
Se la domanda non corrispondesse ormai a una provocazione, potremmo provare a partire da qui per riportare il discorso su uno degli intellettuali più lucidi del primo novecento, e contemporaneamente  riflettere sul come e il dove la memoria circoli. Indicare magari  dove si annidino nuove possibilità di tenere testa a una dinamica culturale che assomiglia sempre più spesso al drammatico anche se noioso bla bla di una persona autistica. “All’amato me stesso” è la poesia da cui Il Teatro degli Orrori, una band di alternative rock ha tratto un video e una canzone. Il numeretto su You Tube dice che le visioni ricevute sono state 210.292. Considerando che il disco è uscito nel 2009 non si può dire che il pezzo non abbia avuto il meritato successo, e ciò che è importante, si può sicuramente dire che sia stato il poeta russo a contribuire ad esso. Se a queste considerazioni aggiungiamo il fatto che il nome della band, Teatro degli Orrori è tratto da Artaud, si può sicuramente dire che è la letteratura ad aver contribuito al successo della band – italiana – nata nel 2005. Cerchiamo però adesso di rispondere alle domande da cui siamo partiti. Dove, cioè, e soprattutto come circola la memoria nel mondo dell’informazione e dell’aggiornamento continuati? Quali sono le modalità sottese alla sua dinamica? Degli esempi. A metà degli anni sessanta ci fu una invasione di scrittori spagnoli e polacchi tradotti in Italia. Che fine hanno fatto quelle traduzioni? Che ne è di quegli autori al di fuori di un circuito universitario? Perché questo accade? A voler dare una risposta rassicurante ed affrettata viene da dire che della memoria esistono i padroni, o comunque i gestori, e che sono loro a gestirla. Che è come dire, che se tu hai una televisione e io un blog, la tua possibilità di parlare e di essere ascoltato, di avere una voce potente, sarà miliardi di volte superiore alla mia. Se questo discorso è vero, è vero anche però che la quantità enorme di dati che i Padroni del Vapore sono costretti a gestire, apre spazi e possibilità del tutto inediti e sconosciuti in altri contesti. Il che è come dire che esistono due serie di problemi. La prima: avere la consapevolezza che l’informazione non è mai del tutto neutra, anzi non lo è mai in assoluto. E la seconda che dalla prima deriva: non serve il lamento e soprattutto non serve la richiesta scritta agli editori, se dall’armadio della roba vecchia non viene tirato fuori ciò che ci piace, ciò che ci serve, ciò che ci appassiona. Occorre che lo si faccia direttamente. Il delegare a una supposta autorità editoriale la biografia sentimentale della propria vita – i libri che abbiamo amato, quelli che ci servono, i poeti che non si trovano più, quelli che desidereremmo leggere – significa in qualche modo riconoscere ad essa un potere unico sulle nostre vite. Potere che non è necessario delegare. Se è vero infatti che oggi nel mondo dell’informazione vige il massimo della confusione, è vero anche che grazie alla facilità di accesso ai dati, massima sarà la libertà di scelta. Torniamo al Teatro degli Orrori. Se il percorso da loro scelto è infatti più difficile e meno immediatamente accessibile di altri, è anche vero però che la cultura alta a cui si riferisce permette loro di essere fruiti in più contesti anagrafici – tanto è vero che il pubblico che li ascolta varia dai quattordicenni ai sessantenni di oggi – e in diverse aree geografiche, caratterizzato come è dall’appartenenza stretta a un contesto europeo, per non dire assolutamente italiano. Due parole ancora, su Majakovskij. A voler rispondere alla domanda sul perché sia ancora così attuale, e perché sia ancora così amato e ascoltato – rimandiamo a un altro momento l’analisi dei testi – valga una sola parola. L’intellettuale amato, quello che resta, non è colui che le gerarchie – letterarie o meno non ha importanza – premiano, né colui che può vantare il numero maggiore di lettori. Il poeta è colui che quando si autorecensisce, se lo fa, lo fa col suo nome, e enuncia con lucidità nei suoi scritti le proprie contraddizioni. Il resto è sociologia.  
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Un pensiero su “Ascoltando Il Teatro degli Orrori

  1. Con Autoriassociati la nostra piccola casa editrice Enrico Damiani Editore e Associati vorrebbe contribuire a ristabilire la rete di cui parla l'articolo. Una diversa relazione fra chi odia la rete evidente della cultura delle Majors in tutti i campi. Non qualcosa di alternativo, ma rapporto e dialogo duri e operanti. Condivisione e scontro. Investimento e partecipazione al rischio. Discussione e linguaggio non viziato dalle mode e dagli obiettivi pretestuosi dei gestori della comunicazione. Per intenderci: una lista di falsi miti da demolire e nuove voci da far parlare e incontrare. Potrei andare avanti…. http://www.enricodamiaeditore.com

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