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Arabi che raggiungono il Vaticano da Ipariòli anche senza la Metro A. Un caso di scuola.

Entra l’Arabo dal Bangla de Ipariòli e urla: “Come faccio ad andare in Vaticano?”.
Dieci secondi di silenzio, fra gli astanti. Poi, il clima si scioglie perché arrivano la Moglie dell’arabo, con la Bambina in passeggino e un’Amica della moglie, dall’aria decisamente Bionda Vera.
Quando, “Prendi la metro!”, suggerisce il Bangla, l’Arabo, tutto in inglese, fa “Non vogliamo prendere la metro!”.
Il Signore Bianco e bianco di capelli, davanti al bancone, con un’aria raffinata, sorride: “Ah, ah! Avete paura eh, di prendere la metro? E dove la mettiamo, ora, la solidarietà coi vostri fratelli?”, non lo dice, ma aspetta compunto il suo turno, come fosse fatto di cera. Bianca.
Il Bangla ripete: “La Metro o niente”. Li guarda: “A piedi”, gli fa. Mi sveglio. Mi intrometto: “Ma non è vero. C’è il 19!”, suggerisco. Levo la cartina di Roma di mano all’Arabo, ma la vista di Roma che ha in mano, non va oltre Piazzale Flaminio. Lui, il 19, lo deve prendere oltre la Carta di Roma Centro, non ce n’è.
“Qui, vedi?”, faccio segno nel nulla, indicando con l’indice una direzione che, se seguita fino in fondo, non potrà che raggiungere il pavimento grigio ed ivi sprofondare, perdendosi, può essere, proprio nei corridoi della Metro A che, in parte si allarga sotto di noi.
Avendo, sia l’Arabo, che io una capacità minima di astrazione, quella necessaria per sopravvivere, e sentendoci, probabilmente, in questo istante, da questa accomunati, gli spiego cosa deve fare: “Sempre dritto, e poi a destra…troverai un incrocio…lì, potrai vedere la fermata del tram…quando sei alla fermata del tram, vedrai il ponte!”
Quando dico, sbracciandomi: “Il prossimo ponte!”, riferendomi a quello che, lui sa che esiste, ma non c’è sulla carta, la nostra carta (“Ponte Matteotti!”, gli urlo), gli occhi gli si illuminano.
Arrivati lì, saranno, in pratica arrivati al Vaticano. Saranno arrivati in Vaticano, e senza aver preso la Metro A. E lui, lo sa. Sorridono tutti, escluse la Bionda e la Bambina, ringraziano tutti (quello tutti, sì, ma la Moglie di più), e se ne vanno.
Il signore Bianco, coi capelli bianchi, fatto di una materia simile alla cera, continua a sorridere. Continua a essere convinto di sapere, come mai, gli Arabi a Roma Aipariòli, non vogliano prendere la Metro A. Bene.
Il Bangla gli vende i suoi meloni giganti.
Io faccio gli affari miei, che consistono in realtà, in questo caso, dopo aver salutato, nello spostarmi da un Bangla all’altro, per comprare succo di pompelmo Skipper e latte di mandorla Valsoia. Succo e latte che, non si sa mai perché, i Bangla non hanno mai tutti assieme. Va così: se ce li ha uno, gli altri non l’avranno, e viceversa, in una sorta di gigantesca quanto, per me, faticosa caccia al tesoro.
Finisco così di fare la spesa.
Quando sto per tornare a casa, li vedo (l’Arabo e la sua famiglia, “Ancora qua?”) dall’altra parte del marciapiede.
“Cosa è successo?”, gli urlo, dall’altra parte del marciapiede.
Devono aver sbagliato strada. Qualcuno deve aver loro suggerito di prendere la Metro A. Ma loro non hanno ceduto, non si sono rassegnati. Ed eccoli là!
Mi sbraccio. La Moglie ha visto. Sono sudati e stanchi. La Moglie dice al marito di fermarsi. Non hanno ancora raggiunto l’Incrocio.
La Fermata è lontana. Le rotaie del tram ci dividono.
Attraverso, li raggiungo: “Ecco là, vedete? E’ quello l’incrocio, quella la fermata…ma dovete attraversare. Mi raccomando, se no finite dritti dritti ai Parioli! Dall’altra parte della strada…!”, dico, con un tono di voce un po’ più alto del solito, come sempre quando parlo il mio Linglese, dalla pronuncia sbagliata.
L’Arabo mi ringrazia, e, in un gigantesco slancio di gratitudine, mi abbraccia! Lo abbraccio anche io, stiamo per baciarci sulle guance, come si fa fra parenti meridionali. Ci fermiamo. La felicità è percepibile anche Aiparioli, in quell’istante. La moglie, allargata dalla stanchezza, si appoggia al passeggino, e, l’ amica Bionda al fianco, mi sorride. Fa ciao con la mano. La bambina ha finito per addormentarsi, sul passeggino. Il Vaticano è vicino.
Non lo vedono, da qui, è vero, ma sanno, anche da qui, che c’è, esiste, e, in questo momento hanno appreso con certezza che, esiste anche qualcuno disposto ad aiutarli a raggiungerlo.
Il Vaticano, c’è, è vicino, fra poco l’avranno raggiunto, anche senza la Metro A.

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