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Andarsene così, senza una descrizione: vita e morte di Helena Bezuchova.


(nella foto la pittrice Georgia O’Keefe) 


Helena Bezuchova, per chi ha letto Guerra e Pace è simbolo di opportunismo. Non solo. Helena Bezuchova, la bella figlia del principe Kuragin, che sposerà Pierre Bezuchov dopo che lui è diventato l’erede di una delle più grandi fortune di Russia, è anche simbolo di ambizione sfrenata, di fatuità, di durezza di cuore. Senza per nulla forzare la trama, si può anche agevolmente affermare che l’autore prenda la Bezuchova (considerata intelligente solo dalla società mondana che Tolstoj disprezza) come esempio di quanto la società mondana possa essere stupida. Nel considerare bella e intelligente una donna che non ha nessuna delle due qualità, secondo l’autore. Helena Bezuchova non è cattiva, e neanche ingenua, non è infantile e neanche affascinante. È finta, quanto inutilmente crudele. 
Sarà per la sua intercessione che il suo (incestuoso) fratello, Anatol, rovinerà Natasha. Sarà Helena infatti, non solo a favorire, ma in qualche modo a costruire la loro relazione. Lei dirà a Natasha che non c’è niente di sbagliato in quello che sta facendo.
Come sappiamo, tutto succederà nel periodo di aspettativa cui Andrej Bolkonskj – il fidanzato di Natasha – è costretto dal padre, che non li vuole assieme. Fin qui, ci viene da dire, tutto normale. Di quante belle, fatue e cattive è fatta la letteratura romanzesca? Siamo (ancora) in ciò che, tempo qualche decennio diventerà stereotipo, luogo comune. Perché allora ne parliamo? Perché ciò che ci interessa non è tanto il trattamento che Tolstoj, autore e uomo, come si sa, straordinariamente intelligente, riserva a Helena viva, ma il modo in cui (non) ci descrive la sua morte. 



Un’affermazione generale: chiunque abbia letto Guerra e Pace sa lo spazio che l’autore dedica alla fine dei personaggi. E con fine, intendo non solo il modo in cui li fa uscire di scena, ma anche la loro morte. E non solo a quelli che ama, come possono essere Andrej Bolkonskj, il popolano Platon, o il giovane Petja. Anche a quelli che non ama, come per esempio il vecchio Bolkonskj, padre di Andrej. E Helena? Come, Tolstoj descrive la fine di uno dei personaggi cui è dovuta buona parte della trama? Oltre alla rovina di Natasha, ricordiamo che è da attribuire alla Bezuchova anche la morte di Andrej. Se non fosse rimasto solo, non sarebbe infatti andato in guerra, e soprattutto non ci sarebbe andato da soldato. Uno dei motori del romanzo, quindi, la Bezuchova, condannata a morire senza descrizione.
Poco dopo la metà della storia (dopo che l’abbiamo vista rovinare non una, ma due famiglie, Rostov e Bolkonskj), fatto venire l’esaurimento nervoso al marito Pierre, distrutto qualche cuore, e dissipato parte del patrimonio matrimoniale, la (finta)bella e (finta) intelligente è impegnata nella seduzione di un prelato. Il fine: riuscire ad ottenere il divorzio. La perdiamo un attimo di vista, per non ritrovarla mai più. La sua morte viene annunciata in un elenco di affari cui il padre deve tener dietro. Muore di angina pectoris. O forse avvelenata, o suicida. Non si sa bene. Per noi, da qui in poi lei non sarà che (per poco) pettegolezzo da salotto. Niente più individualità, né diritto di parola. Tanto sta a cuore a Tolstoj, la carne da macello che, loro malgrado, sono costretti a fare in guerra, gli uomini,  quanto è disinteressato alle dinamiche delle crudeltà femminili. Salta, come ho detto, la descrizione. E della Bezuchova non parlerà più nessuno. 
E per chi volesse sapere di cosa, è morta, verrà bene, come ho detto, il pettegolezzo. Si sa questo: potrebbe aver preso, in eccesso, di quella sostanza che le ha consigliato un medico italiano, un amico, l’ennesimo. 
In questo romanzo potente,  che molti pensano narrato in terza persona, che è spesso preso a esempio del romanzo in cui il narratore è onnisciente, ed è invece uno dei primi esempi del noi, nel romanzo(l‘autore si presenta solo quando si parla di guerra e di Russia, di russi, e ad essi è riferito il noi), la più cattiva sparisce nella botola. Ma non in modo banale.
Solo un autore della grandezza (parlo della capacità nel costruire affreschi, e del peso che ebbe per i contemporanei e non solo, come pensatore) di Tolstoj poteva punire in modo così raffinato una delle protagoniste, e artefici, di una storia così movimentata.

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