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Autobiografia, inferno, patria, esilio, casa

Autobiografia: oggi per uno scrittore, per una scrittrice, l’autobiografia è fondamentale. Ma non la narrazione dei fatti della propria esistenza, quanto piuttosto una scelta critica, perché è attraverso l’elenco degli autori letti e amati che racconteremo la nostra storia e daremo delle date. Esercizio, quello dell’autobiografia, fondamentale in un’epoca in cui il cenacolo letterario si è quasi estinto.
Inferno: esistono almeno tre tipi di inferno, per uno scrittore, per una scrittrice italiani. Il primo è quello di Dante, il secondo quello della vita dei carcerati, dei tossicomani, dei poveri, degli esuli, etc.etc. e il terzo, quello di chi convive fra due culture, e non sa mai che scegliere: se dare retta alle superstizioni e sentirsi morire, laddove non le segua; se scegliere la freddezza della cultura nordica o la straripante ridancianità di quella del sud.
 
Patria: la patria è dove stiamo bene. Quindi smettetela di dire agli esuli, agli scappati di casa tutti, “ma tu non ce l’hai una patria?”. Ce l’ha ed è la stessa tua. perché se stai bene tu non si capisce perché dovrebbero stare male lui o lei. Perché la patria di ciascuno di noi è il posto dove ci sentiamo liberi. Posto difficile da trovare perché spesso nella vita degli uomini e delle donne, oltre agli impedimenti esterni (passaporti, permessi, dogane…etc.etc) ci sono anche quelli che ci autoinfliggiamo, di impedimenti, e sono i peggiori.
                                                                                                       
Esilio: da quando andai via dalla casa paterna, sono in esilio?  Lo dico perché a casa non potrò mai più tornare. No, non sono in esilio. Ma non perché, come direbbe qualcuno “La mia patria è la mia biblioteca”. Anzi. Posso dire che certe volte, proprio come se fosse stata un’anziana parente, ha costituito per me un impedimento, e seppure soffrendo mi sono detta, certe volte: “Meglio sarebbe stato se non ti avessi mai avuto, cara la mia biblioteca”.  Era la sofferenza a farmi parlare? Non lo so. So che se, come qualcuno dice  “La mia patria è la mia biblioteca” ce l’ho divisa in due, in questo momento. Tanti anni fa, addirittura bruciò. Ho in mente un posto dove potrò rimetterla assieme? No, non un posto. Il posto è proprio quello che manca. Ho in mente un’idea. E comunque, se anche non dovesse realizzarsi questa idea, in ogni biblioteca c’è un po’ di me, e quindi in ogni biblioteca un po’ riesco a sentirmi a casa. Però non ho una vera, stabile, casa.

 

 Casa: ho, qualche volta, desiderato una casa in proprietà.  Ma dopo un anno o due che sto in una casa, qualsiasi essa sia, i cardini delle porte mi fanno orrore, la forma delle finestre pure, e così muri, armadi. Voglio andare via, avere un’altra casa. Magari mi piace la zona. Mi andrebbe bene anche cambiare portone, appartamento. Una volta l’ho fatto. Eravamo a Trastevere: sarà stato il 1992. Dal 50 siamo passati al 56. Ma non c’erano sei porte di mezzo, era solo il portone di fianco. La condizione migliore? Poter prendere casa, cambiarla, ad un affitto molto basso. Temo meno i traslochi che l’immobilità.
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